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| The Beaulieu Matrix di manuels commento di manuels |
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Vi ringrazio per la visita ed i commenti.
Sugli spazi vuoti: l’idea è suggerire che il quartiere è ancora in costruzione/espansione, quindi le griglie non sono sempre completamente "popolate".
| Antonio Mercadante ha scritto: | | Peccato per i cambi di formato e per gli spazi bianchi di dimensioni variabili. |
Il problema è che qui sul forum sono allineate orizzontalmente, mentre sul mio sito sono impilate verticalmente: lì gli slot hanno tutti la stessa larghezza, anche quelli vuoti, perché il lavoro è pensato per essere visto come una griglia regolare.
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| The Beaulieu Matrix di manuels commento di manuels |
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Ho realizzato questo progetto nel quartiere di Beaulieu (Chelmsford - UK), trattato più come sistema che come luogo. Non è un lavoro di fotografia di architettura in senso stretto, ma un tentativo di osservare una struttura.
L’idea è mostrare un meccanismo: poche tipologie che si ripetono e si distribuiscono. Ogni abitazione viene ridotta a unità seriale, fino a rendere differenze e personalizzazioni sempre meno rilevanti.
https://manuelsechi.com/the-beaulieu-matrix
https://www.beaulieu.uk.com/imagecat/new-homes
Suggerimenti e critiche sempre ben accetti |
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| Il Residuo Umano di manuels commento di manuels |
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| gfalco ha scritto: | Il corollario di questo bell'esperimento, a mio avviso, è che per quanto si possa essere preoccupati o anche impauriti dai veloci progressi della AI, essa rimane sempre un algoritmo che può funzionare in modo efficiente solo se ha un modello o una base di dati per poterlo fare, almeno allo stadio tecnologico attuale.
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Sì, sono d’accordo.
Infatti quello che mi interessava era proprio mettere il sistema in una condizione in cui la base di dati non è più sufficiente per ricostruire in modo attendibile.
In questo senso non lo vedo tanto come un limite “tecnologico”, ma come una condizione: quando le informazioni non ci sono più, anche uno strumento molto avanzato può solo produrre approssimazioni.
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| Il Residuo Umano di manuels commento di manuels |
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Ciao Antonio,
Capisco l’osservazione.
In questo caso però il numero è parte del lavoro: più immagini si vedono, più diventa evidente che il sistema non riesce mai a ricostruire in modo coerente.
Con poche immagini potrebbe sembrare un caso o un errore isolato. Ripetendolo molte volte, il fallimento diventa sistematico.
Ma capisco che così richieda più tempo di visione.
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| Il Residuo Umano di manuels commento di manuels |
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Giobat, gfalco, grazie per i commenti.
| gfalco ha scritto: |
Questo tuo lavoro, al di là del tecnicismo utilizzato, esprime in modo eloquente questo pensiero.
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È interessante che la lettura vada subito sulla memoria e sull’oblio, anche perché era questo il mio punto di partenza.
Poi però, lavorando sulle immagini, il focus si è spostato: ho iniziato a usare l’AI non tanto come strumento di ritocco, ma come sistema da mettere alla prova.
Tolti i soggetti, il modello deve ricostruire partendo da informazioni insufficienti. Ed è lì che succede qualcosa di interessante: l' AI non restituisce una soluzione coerente, ma ogni volta una versione diversa, instabile.
Per questo ho iniziato a leggerlo meno come un lavoro sulla memoria e più come un lavoro sui limiti della ricostruzione quando i dati non bastano.
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| Il Residuo Umano di manuels commento di manuels |
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| Giobat ha scritto: |
Mi piacerebbe saperne di più di questo progetto...credo che ci sia altro dietro alle foto. |
Volentieri:
Le fotografie vernacolari fungono da principali strumenti di archiviazione per l'identità e la memoria collettiva. Col tempo, tuttavia, i loro metadati – nomi, genealogie, contesti sociali – subiscono un processo irreversibile di decadimento.
Questo progetto sottopone 48 ritratti di famiglia d'epoca a un rigoroso protocollo di estrazione algoritmica. La rimozione sistematica dei soggetti non simboleggia la morte fisica o l'oblio romantico, ma quantifica l'esatta perdita di dati necessari alla loro ricostruzione. Ciò che rimane sulla superficie fotografica non è memoria, ma una traccia incompleta: uno scavo all'interno del documento.
Sottoposto a un processo di riempimento generativo (IA), il sistema tenta di ricucire la superficie basandosi su matrici puramente spaziali. I risultati ottenuti – instabili, approssimativi e divergenti – non rappresentano un errore del software, bensì la prova matematica e forense che le informazioni originali sono irrecuperabili in modo permanente. L'album di famiglia viene così disarmato e trasformato in un inventario clinico di residui umani, dove l'anomalia sintetica diventa l'unica verità visibile.
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| Holy Doors #24 di manuels commento di manuels |
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Cari amici di Photo4u,
"Holy Doors" è un lavoro costruito su parametri costanti: stesso punto di vista, distanza, formato e trattamento. La variazione riguarda solo il soggetto.
Il progetto non ricerca l'immagine "forte". Ogni fotografia è un'unità minima, volutamente neutra; il senso emerge soprattutto dall’accumulo e dalla relazione tra le immagini. Per questo ho scelto di pubblicarle qui progressivamente, due alla settimana, anziché mostrarle tutte insieme nella sezione Portfolio. L’idea era che ogni nuova immagine richiamasse alla memoria le precedenti. In questo rimando continuo la reiterazione può risultare anche monotona, ma è necessaria affinché il progetto prenda forma, almeno nelle mie intenzioni.
A questo punto considero concluso questo esperimento di pubblicazione seriale sul forum. Ringrazio chi ha seguito il lavoro e chi ha dedicato tempo a commentarlo.
La serie completa è visibile sul mio sito:
https://manuelsechi.com/holy-doors
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| Holy Doors #23 di manuels commento di manuels |
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Sì, è vero. In alcuni casi l’inquadratura costante costringe a piccoli compromessi formali.
Se cercassi di ottimizzare il formalismo di ogni immagine, alcune finirebbero per emergere più delle altre, e la serie perderebbe equilibrio. L’idea è che le immagini restino equivalenti e funzionino come insieme.
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| Holy Doors #21 di manuels commento di manuels |
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gfalcto ti ringrazio per il commento.
Gli scatti sono stati effettuati in Inghilterra, precisamente in Essex, Kent, Suffolk e Norfolk. Dal 2018 al 2025.
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| Holy Doors #20 di manuels commento di manuels |
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Ciao Giovanni,
Hai ragione, è un lavoro pensato come insieme.
Sto scegliendo di pubblicarlo in modo frammentato proprio per osservare cosa succede quando le immagini vengono viste singolarmente, fuori dalla visione complessiva.
Ti ringrazio per aver seguito il percorso fin qui e per l’osservazione.
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| Holy Doors #17 di manuels commento di manuels |
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Grazie Marco e Franco,
Ci ho pensato, ma ho preferito non "correggerla" per mantenere coerenza con gli altri scatti della serie, anche quando questo produce tensioni o tagli un po’ problematici.
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