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| hILL di Massimo Tolardo commento di Alessandro Signore |
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| Massimo Tolardo ha scritto: | Ale, so che non fai sconti e il tuo viatico per me è una grande soddisfazione.
Grazie per la fiducia.  |
Sì, ma il mio è un suggerimento serio eh...  |
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| hILL di Massimo Tolardo commento di Alessandro Signore |
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| Va bene, mi hai convinto Massimo, devo ammettere che avevi ragione. Ora, se mi posso permettere, suggerirei, oltre che di proseguire a testa alta, ma anche dritta in questa tua ricerca - che definire interessante e innovativa, (nel nostro piccolo, ovvio), mi pare riduttivo - cercando spazi, orari e condizioni che ti consentano di avere delle ombre, anche abbastanza lunghe. Ti bastano dieci scatti Massimo, immagini calde, vellutate, minimali. Dài. |
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| Caleidoscopio di Slighty_Out_Of_Focus commento di Alessandro Signore |
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Non amo i paesaggi fini a se stessi, mi annoiano all'istante, tanto quelli montani, quanto quelli marini, che al mio occhio poco attento (perché disinteressato) appaiono tutti uguali.
Paradossalmente, mi appassiona il paesaggio antropizzato, urbano e industriale, tanto che ne ho fatto l'oggetto predominante delle mie ricerche fotografiche.
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| Sbarco di Anzio (in bianco e nero) di Novecento commento di Alessandro Signore |
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| BELLAVITA ha scritto: | (...) Unico neo, a mio avviso, è la foto n° 13 sul cui sfondo si staglia un palazzo dalle linee moderne.-
Ma è un'inezia................ |
Secondo me invece è un particolare importante, una nota stonata in un lavoro che può essere davvero convincente, in parte per la buona interpretazione degli attori, ma anche grazie al taglio reportagistico dato dall'Autore e dalla buona resa tecnica di tutta la serie.
Suggerirei di eliminare la 13 (ce ne sono altre che raffigurano soldati), di uniformare il tono (alcune sono in bn freddo, altre in bn tono caldo) e la simulazione della grana, differente nelle due tipologie di conversione. Sarebbe opportuno anche unificare il taglio ad un unico rapporto tra i lati. Da rivedere anche la sequenza per ottenere un racconto lineare e senza troppi salti e/o richiami.
Nel complesso, secondo il mio parere, è un lavoro perfettibile, ma interessante. |
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| 8210 di Pio Baistrocchi commento di Alessandro Signore |
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| Pio Baistrocchi ha scritto: | | Qui ci voleva un intervento molto più leggero, già gli oggetti parlavano da soli. |
Le tue già note capacità fotografiche fanno il paio con l'intelligenza critica e soprattutto autocritica. In pratica hai già detto tutto tu.
Un vecchio posacenere, un tavolino e uno sgabello, mi fanno pensare a qualcuno che in solitaria, fumando, riflette sulla vita, sui problemi e sul futuro. Il pallone distrae dai pensieri, almeno da quelli negativi, riportando la mente su binari più lieti. È un'immagine sulla quale fantasticare, tanto.
Sempre bravo, mai banale. |
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| Hil di Massimo Tolardo commento di Alessandro Signore |
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| Massimo Tolardo ha scritto: | | Intanto, grazie ad Alessandro per la dritta, sto per brevettare l'effetto flou nella categoria architettura. |
Sbrigati però, non perdere tempo!  |
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| Hil di Massimo Tolardo commento di Alessandro Signore |
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| Massimo Tolardo ha scritto: | | Per quello che mi riguarda la fotografia di architettura penso che riproporre per l'ennesima volta il medesimo soggetto, sebbene perfettamente ripreso, abbia ormai poco senso, in special modo nella fotografia d'architettura per la staticità e l'immutabilità del soggetto. |
In un recente incontro, l'arzillo ultraottantenne Nino Migliori, spiegò come il suo interesse fotografico mutasse verso altri soggetti una volta esautito quel determinato argomento, sottolineando come può diventare stucchevole e noioso continuare a riprendere, (e per il fruitore vedere), ciclicamente le stesse cose.
Inutile dire che condivido in pieno questo suo punto di vista e di conseguenza anche il tuo.
Devo anche ammettere che sei tra i primi fotografi d'architettura che usano il glamour glow nel paesaggio urbano. L'avanguardia della fotografia del territorio, un matrimonialista mancato.
Continua a fotografare quello che ti piace Massimo, se ciò ti gratifica e ti rende felice. Io faccio così da un po' ormai e mi trovo benissimo.  |
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| "A forza di essere vento" di HiGiò commento di Alessandro Signore |
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Giorgio, ho dimenticato di scrivere alla fine del commento che quanto espresso sono esclusivamente delle mie personali considerazioni, ma vedo che lo hai inteso benissimo.
| HiGiò ha scritto: | Ebbene si! Quando dico che le architetture sono il soggetto di queste fotografie per architetture intendo proprio le roulotte e da studente di Architettura non mi vergogno affatto di questa "categorizzazione". Infatti il sottotitolo che ho scelto per il progetto, qui non riportato, è proprio "Architetture nomadi". Per quanto riguarda il confronto con l'edilizia tradizionale non sempre è manifesto ma questo non significa che non ci sia.
Quando ci si accorge che le roulotte non sono disposte a caso ma seguono uno schema razionale che scaturisce da banali necessità ci si accorge anche che in questo campo c'è una piccola città mobile che si pone inevitabilmente in relazione con le città in cui siamo soliti vivere. È vero, ritraggo il campo, le roulotte, i sentieri ma lo faccio in modo tale da permettere di riconoscere in questi elementi le analogie e le differenze con quelli delle nostre città; è qui il confronto quando non si vede. |
Giuro che l'avevo pensato che studiassi architettura!!
Allora è molto probabile che io, che nella vita mi occupo d'altro, abbia qualche difficoltà a notare nella disposizione delle roulotte uno schema utile alle necessità di chi le abita e credo che ciò possa essere immediatamente riconosciuto da chi certe esperienze le vive, per studio, per lavoro o perché ci abita, anche per questo, sempre secondo il mio punto di vista, il senso del tuo lavoro, a chi non è avvezzo alla materia e ai luoghi, non arriva immediatamente. |
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| "A forza di essere vento" di HiGiò commento di Alessandro Signore |
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Ho guardato le foto in sequenza, senza leggere il testo per evitare di farmi influenzare dalle tue parole.
La prima impressione è stata quella di un campo in cui si fermano gli artisti circensi o di un luna park, anche per via di quella struttura circolare che si vede in alcune foto, che pare proprio una giostra.
L'altra cosa che ho notato è che alcune foto si somigliano: cambiano le inquadrature e i relativi punti di vista, ma i camper e le roulotte effettivamente appaiono simili, come pure le scene ritratte, e ciò si ripercuote inevitabilmente (e negativamente) nella lettura del portfolio, dando un senso di ridondanza.
In giro non si vede un'anima, ma ci sono flebili e sporadiche tracce di vita nonostante le porte chiuse e le finestre sbarrate. Non so dire se questa scelta, voluta o subita, sia determinante, sta di fatto che si può rappresentare la vita anche senza ritrarre esseri umani, a patto di curare bene questo aspetto.
Successivamente ho letto il testo, senza trovare in verità molti collegamenti nelle foto. Hai scritto di aver "scelto l'architettura come soggetto delle fotografie", ma io come soggetti identifico le roulotte, i camper, mentre palazzi e case, (mi pare di aver capito che tu abbia inteso fare un parallelo tra abitazioni "immobili" e "mobili"), appaiono ripresi solo in pochissime foto e in maniera marginale. Se con "architettura" hai inteso le roulotte, (ma personalmente non condivido questa tua categorizzazione), non vedo comunque il collegamento con le abitazioni in cemento, avendo le tue foto, nella maggior parte di esse, caratteristiche analitico\descrittive di quello che mostrano chiaramente, mancando quindi del dualismo che era nelle tue intenzioni, non so se mi sono spiegato bene.
Vedi Giorgio, come ho scritto qui e in altri luoghi, spesso il confine tra il provare emozioni e sensazioni, (le differenti condizioni di vita, il sentiero che ti ricorda strade percorse quotidianamente, la necessità dei propri spazi ecc), e il riuscire a trasmetterle fotograficamente non è così semplice da varcare, anzi.
Le tue foto, seppur ben eseguite dal punto di vista tecnico, non riescono a trasmettere quanto riportato nella descrizione, o almeno non così chiaramente.
Il tema è molto interessante e meritevole: credo tu abbia la sensibilità giusta per approfondirlo e integrarlo a dovere.
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| metafisica2 di Piergiulio commento di Alessandro Signore |
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Rigorosa, analitica e descrittiva.
Il problema è che secondo me questi tecnici progettisti stanno cominciando a soffrire di mal di pancia... |
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| squame di Piergiulio commento di Alessandro Signore |
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| Antonino Di Leo ha scritto: | ma che bello... allora anche tu... cambi... interessante  |
Quello che è cambiato nella mia fotografia è principalmente l'approccio, il senso e l'utilità che provo a dare ad essa. È soprattutto un cambio culturale (inteso come pensiero), non necessariamente migliorativo, questo lo vedremo in futuro, forse...
Ho deciso di tenere lontane le mie foto dai social e dalle piazze virtuali di autocompiacimento reciproco, preferendo i luoghi di scambio "reali" dove, stampe alla mano e guardandosi in faccia, critiche e complimenti giungono diretti.
Tutto ciò implica un lento, progressivo allontanamento già in atto dalla fotografia virtuale, a tutto vantaggio di una fotografia intima e personale, fatta per sé e non per gli altri.
PS: "anche tu cambi" implica il riferimento a qualcun altro, magari te stesso, anche se io, conoscendo ed in parte apprezzando la tua produzione, non ho notato cambiamenti di sorta, se non in una differente (più naturale, per essere chiari) lavorazione di alcuni file. Forse è il caso che ne parliamo finalmente, davanti a questo caffè: pago io, visto e considerato che il problema è quello!!  |
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| squame di Piergiulio commento di Alessandro Signore |
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| Piergiulio ha scritto: | Ale ho visto il tuo album su flirck..  |
No, stiamo calmi!
l'account flickr che hai visto non rispecchia i miei interessi fotografici, che da un anno a questa parte che sono cambiati radicalmente. È un modo come un altro per mantenere i contatti con persone lontane, alcune delle quali, col tempo, diventate anche amici e conosciute di persona. |
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