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Anthias, anche se ho avuto la fortuna di conoscere alcuni dei buoni fotografi di quei tempi che mi hanno dato aiuto e consigli con la fotosub non ho mai neppure ... iniziato.
La fotografia dovrebbe essere scatatta a Ventotene (non posso essere sicuro al 100%, ma le altre diapositive nello stesso caricatore sembrano indicarlo) ed è in grotta, nulla di veramte drammatico, si tratta di una apertura molto larga e poco profonda a circa una ventina di metri sotto.
Lo sfondo nero (o blu molto scuro) caratterizzava allora molte delle fotografie subacquee così come molte delle macrofoto, anche se già si disponeva di pellicole più sensibili in questo particolare genere l'unico materiale che dava buoni risultati era il Kodachrome, forse ancora più il 25 Asa del 64 Asa e quindi la luce del lampo era quasi sempre preponderante su quella ambiente, tanto più che le difficoltà di messa a fuoco attraverso il mirino imponevano diaframmi decisamente chiusi.
Se ben ricordo solo una Nikon Professionale aveva come accessorio disponibile un pentaprima che consentiva di guardare nel mirino anche ad una certa distanza ... con la mia Konica dovevi spostarti leggermente per capire cosa inquadravi a destra ed a sinistra.
Ed ancora per limitare gli effetti della sospensione si usava tenere il lampeggiatore piuttosto lontano dalla fotocamera ... così dietro il soggetto era buio quasi completo.
Una passione ... è un mondo che veramente mi sarebbe piaciuto esplorare, ma non ho avuto molte possibilità per praticarla.
Ma non serve molto tirare in ballo come scusante le difficoltà ... le tue fotografie sono splendide, le mie non credo sarebbero state a tale livello anche se avessi avuto più tempo e denaro da dedicarci.
Un caro saluto. |
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Ciao gparrac lo so che sei un pioniere della fotosub, comunque questa Sabella l'hai ripresa bene. Appena ho visto la miniatura ho pensato che avevi scattato di notte, visto lo sfondo nero, ma se eri a -40 forse la pellicola non è riuscita a vedere la luce ambiente, come è andata veramente?
Ciao un saluto Arturo [/b] |
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| Alessandro Signore ha scritto: | | Non ti conoscevo in veste/muta da sub... (...) |
Per un po' di tempo mi sono dedicato anche a questo genere di fotografie.
Ma ho rinunciato quando mi sono reso conto che è necessario saper rinunciare ad una immersione - anche se programmata da tempo - se qualche cosa nell'attrezzatura o in te non è a posto al 100 %.
Per andare sotto l'acqua vige un po' la regola del paracadutismo:
Se le cose non ti riescono mai bene al primo tentativo, il paracadutismo non è il tuo sport!
Un saluto. |
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| Alessandro Signore ha scritto: | | (...)Secondo me così funziona ed è anche piacevole: non buttarlo via! |
Un genovese non butta mai via niente.
Neppure quando sarebbe il caso di farlo ...
Il racconto sintetizzato - concordo - funzion(icchia) ... Si parte con un'idea e poi ... fermi tutti! Non si può andare avanti.
Dal concetto di raccontare una località si passa a quello di impotenza del fotografo.
Beh, almeno non ho perso il mio tempo, mi sembra che da ... così poco (fotograficamente parlando) siano nate interessanti considerazioni e questo è già qualcosa ...
Amcora un saluto. |
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| gparrac ha scritto: | | Ma così sforbiciato il lavoro (...) perde il significato che intendevo dare. |
Eh... io ho capito che, sinteticamente, sei andato a fotografare un luogo dove si estrae qualcosa, ma che non ci sei potuto entrare perché ti è stato impedito. E l'ho capito più dalle parole scritte che non dalla confusa sequenza originale che, in versione sintetizzata, comunica certamente meglio.
Ora, capisco che l'intento originale era ben altro e che ti è stato impedito di portarlo a termine, ma siccome le immagini ci sono e alcune sono anche buone, (e tu lo sai, altrimenti non avrebbe avuto senso caricarle qui), ho provato a metterle insieme dando un verso di lettura più immediato, semplicemente curando la messa in sequenza e togliendo i doppioni.
Secondo me così funziona ed è anche piacevole: non buttarlo via!
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| Alessandro Signore ha scritto: | | Purtroppo i limiti legati agli spostamenti penalizzano di molto la serie che si caratterizza, per lo più, per una sequenza di rimandi, talvolta ripetuti, tra loro sconnessi e mai approfonditi.(...) |
E - come ho già scritto - non posso che essere in pieno accordo.
Ma così sforbiciato il lavoro diventa certo più leggibile e gradevole a vedersi però ... perde il significato che intendevo dare.
Se vogliamo rifarci ai proverbi ... non si cava sangue da una rapa!
Le fotografie che sarebbero state necessarie semplicemente non ci sono!
E' un Non-reportage ...
Grazie comunque. |
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Grazie, essedi ...
| rik007 ha scritto: | | (...)se si considera l'anno in cui è stata fatta e la conversione digitale(...) |
Appunto ... siamo quasi nella preistoria della fotosub.
Quasi 40 anni ... allora ci si immergeva con le Ikelite, la reflex era meccanica e TUTTI i comandi erano riportati all'esterno, con un notevole aumento del rischio di infiltrazioni.
Due piccoili circuiti elettronici da me progettati e costruiti facevano scattare l'allarme alle prime gocce di acqua entrate e controllavano il lampeggiatore con un segnale di basso voltaggio, per evitare di avere nel cavo di collegamento l'alto voltaggio sul cavetto dei flash di allora ...
E l'autonomia era di 36 fotogrammi, ancora di meno se si considera il lampeggiatore elettronico che, nella sua custodia separata, doveva essere lasciato acceso per essere pronti allo scatto.
E gli accumulatori erano quelli che erano, a quei tempi.
Ma ... qualche cosa si riusciva a fare!
Ciao. |
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Purtroppo i limiti legati agli spostamenti penalizzano di molto la serie che si caratterizza, per lo più, per una sequenza di rimandi, talvolta ripetuti, tra loro sconnessi e mai approfonditi.
Nell'ipotesi di salvare il salvabile, visto e considerato che alcune immagini funzionano e possono migliorarsi integrandosi, proverei a costruire un percorso visivo come di seguito, con meno immagini:
Ovviamente, Giovanni, è e resta una mio parere, s'intende!
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Questo genere, siamo abituati a vederlo con colori e definizioni decisamente superiori, ma se si considera l'anno in cui è stata fatta e la conversione digitale, allora possiamo decisamente rivalutarla  |
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Splendidi colori,bellissima immagine,ottima anche la conversione in digitale.Complimenti!  |
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Scansione da diapositiva colore - Anno 1975 (circa)
Fotocamera KONICA Autoreflex T in custodia Ikelite
Mediterraneo - Isola di Ventotene
Suggerimenti e critiche sempre ben accetti |
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| nerofumo ha scritto: | | Non un luogo tipicamente turistico ma credo abbastanza fuori mano, ci devi andare apposta, a fare cosa ?(...) |
Semplicemente ... a fotografare (o cercare di farlo ...).
Tu sai che i luoghi insoliti sono quelli che prediligo, la mia ricerca - non solo fotografica, ma soprattutto di vita - è nella direzione di scoprire realtà poco note ...
Questa volta però una spedizione insieme agli amici si è risolta in una faticata incredibile, senza nessun risultato concreto a livello fotografico.
E la prossima volta ... potrebbe essere una antica villa abbandonata, in Bielorussia ma vicinissima al confine con l'Ucraina.
Ed a Chornobyl ...
Sono fatto così ...
Ciao!  |
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| Non un luogo tipicamente turistico ma credo abbastanza fuori mano, ci devi andare apposta, a fare cosa ? mi chiedo ma questo è un altro discorso. Sicuramente ci sarà stato poco di interessante ma il reportage meritava di essere arricchito, l'inceder sulle sponde del laghetto lo rende un po' ripetitivo, probabilmente cercando meglio avresti trovato qualcosa di più di un topo morto. Strani veicoli a quelle latitudini |
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| vittorione ha scritto: | | ...al punto che come prima cosa lo sposto in Reportage |
Per me nessun problema, lo sai!
Ma in Varie - se inteso come condivisione con gli amici del sito delle difficoltà incontrate nel tentativo di fare un Reportage - ci poteva anche stare , mentre come Reportage appaiono a mio avviso troppo chiaramente i limiti del lavoro, già a piena ragione segnalati.
Anche a te un saluto ... |
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| Liliana R. ha scritto: | | ...il tuo lavoro è un interessante reportage... | ...al punto che come prima cosa lo sposto in Reportage
E poi ne riparliamo.
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| Liliana R. ha scritto: | | (...)Per un eventuale analisi approfondita sarebbe forse meglio aggiungere la numerazione alle foto.(...) |
Giusto ... nessun problema ad accontentarti!
| Liliana R. ha scritto: | | (...)ma ingenerando quasi la voglia di vedere qualche altra scena(...) |
Ed è qui il problema ... semplicemente non ci sono!
L'intenzione era quella di raggiungere la riva del ... lago.
Ma non ci siamo riusciti.
Anche la fabbrica poteva essere interessante da fotografare, ma una terribile foschia impediva di farlo a distanza e di avvicinarci non si parlava neppure.
Lo scavo attivo lo abbiamo visto, ma una barra (seppure aperta) ed i soliti cartelli che, seppure in caratteri cirillici, sembrano abbastanza chiari ci hanno fatto pensare che non era il caso di proseguire, tanto più che già mentre facevamo inversione una jepp si è mossa verso di noi a forte velocità, può anche essere solo un caso, ma ...
Ho fatto un po' di ricerche che ho fatto su Internet, le poche fotografie che ho trovato sono simili alle mie e ... volevo fare qualche cosa di più e di diverso.
Per questo parlo di NON-Reportage ...
Ciao! |
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| gparrac ha scritto: | ... ...
Ed in questo particolare caso ci vorrebbe la sezione NON-REPORTAGE.
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Non sono di questo avviso in quanto il tuo lavoro è un interessante reportage di un tua perlustrazione sulle cave di gesso abbandonate che si trovano vicino a Vawkavysk.
Il racconto condito da interessanti ed ironiche note procede senza creare noia ma ingenerando quasi la voglia di vedere qualche altra scena.
Sulla parte tecnica non mi sento di dire nulla in quanto sono immagini ben realizzate nel tuo stile che fa sembrare i camion o le stazioni come dei modellini in miniatura.
Mi piace anche la resa dei colori.
Per un eventuale analisi approfondita sarebbe forse meglio aggiungere la numerazione alle foto.  |
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Vawkavysk, Bielorussia - Settembre 2014
Difficile, molto difficile trovare una sezione dove inserire queste fotografie ...
Forse manca davvero la sezione NON-FOTOGRAFIE, dove poter mettere le fotografie che si sarebbe voluto fare ma che non sono state fatte.
Ed in questo particolare caso ci vorrebbe la sezione NON-REPORTAGE.
Perché l'idea degli amici era quella di andare a vedere (e naturalmente fotografare) le cave di gesso abbandonate che si trovano vicino a Vawkavysk ... e poco importava se per arrivarci da Gomel era necessario affrontare un viaggio in auto di più di sette ore ed avevamo a disposizione poco tempo, tanto da non poter rimanere in zona più di un giorno pieno.
Che è stato in gran parte sprecato perché, nel tentativo di raggiungere la zona degli scavi utilizzando strette strade sterrate neppur segnate sulle carte ci siamo drammaticamente impantanati ...
Il piano B a questo punto era quello di utilizzare le strade un po' migliori che erano state tracciate per collegare la grande fabbrica agli scavi, anche se ... non è che i turisti fossero lì molto graditi.
La strada è percorsa incessantemente da autocarri che trasportano il gesso dallo scavo oggi attivo fino a dove il materiale viene lavorato, viaggiando in andata ad una discreta velocità ...
Allegato 1
Allegato 2
... e che non si curano troppo di eventuali automobili (che fra l'altro non dovrebbero esserci).
Ma a noi interessavano gli scavi non più attivi, che nel tempo si erano riempiti di acqua creando effetti cromatici molto particolari.
Deviamo quindi su una strada laterale ... ci dovrebbe portare alla prima cava esaurita, la cosa si presenta interessante se non fosse che la strada è sorvegliata da un guardiano.
Allegato 3
Che però si vede in giro ...
Probabilmente sta riposando ... ma lui non riposa e non sembra il caso di fermarci più a lungo.
Allegato 4
Proseguiamo a piedi perché la strada è stata bloccata con una montagnola di terra, malgrado i cartelli che avvertono delle sanzioni per chi prosegue superando lo sbarramento.
Allegato 5
Ed in effetti ... valeva la pensa di andarci per scattare qualche fotografia, già dall'alto la location appare veramente particolare!
Allegato 6
Allegato 7
Allegato 8
Allegato 9
Allegato 10
Ma questo è tutto: anche a piedi, passando da quella parte, non c'è alcuna possibilità di avvicinarci all'acqua, non resta che guardare il lago dall'alto ed apprezzare, oltre ai bellissimi colori, la grande salubrità del luogo.
Allegato 11
Suggerimenti e critiche sempre ben accetti |
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Benvenuti a Chernobyl ... no, a Chornobyl
, come adesso vogliono sia chiamata la ridente cittadina sulle rive del fiume.
Hanno persino cambiato il cartello segnaletico all'ingresso, la O sovrapposta è diversa dall'altra O e si vede chiaramente che è più nuova ...
Siamo nel 2003, sono passati - giorno più, giorno meno - 17 anni
rilasciare dei permessi per visitare la zona anche agli occidentali.
La visita diverrà molto più facile negli anni successivi, quando le stesse autorità si renderanno conto che gli amanti del turismo estremo possono essere una fonte di reddito, ma queste visite guidate riguarderanno soprattutto Pripyat e non la zona della centrale.
Le fotografie sono ottenute da scansioni di un negativo colore, piuttosto mal conservato.
Ma la meta del mio viaggio non è Chornobyl, è Pripyat, la città fantasma a pochi chilometri dalla centrale.
Chornobyl è invece abbastanza lontana, ma la centrale ha preso da lì il nome perché Pripyat è nata insieme alla centrale, una città moderna peraccogliere i tecnici e le loro famiglie ... contava allora quasi 45.000 abitanti, tutti piuttosto giovani, moltissimi i bambini.
La città non è poi così contaminata ... anche andando a cercare i punti più critici - qui siamo nel parco divertimenti che doveva essere inaugurato il successivo 1 Maggio - la situazione è abbastanza buona, vedrò molto di peggio in Bielorussia, anche in zone in cui si transita normalmente.
Ma non era questo il motivo vero del mio viaggio: non avevo con me
neppure la bambola rotta, accessorio indispensabile da portare sempre con sé quando si vuol fare un certo tipo di reportage.
Siamo in ballo ... ed allora balliamo! Ormai siamo piuttosto vicini,
questo non è un navigatore ma qui ... funziona quasi allo stesso modo.
Eccoci arrivati: la raccomandazione è quella di non fotografare, ma chi doveva sorvegliarmi non era - come credeva la mia guida - una di loro bensì la mia amica ed interprete.
Quindi ...
La visita turistica procede con i depositi dei mezzi contaminati: non mi lasciano avvicinare molto, il livello di radioattività è veramente troppo alto.
E' strano ... tutti o quasi sanno di questo deposito, ma pochissimi conoscono l'esistenza di un analogo deposito lungo il fiume che raccoglie imbarcazioni e chiatte utilizzate durante la bonifica.
Osservo che molti dei mezzi presenti sono stati cannibalizzati negli anni successivi, fornendo una fonte al commercio di ricambi usati.
Ma non trascuriamo il lato artistico: a Chornobyl c'è il Parco del Ricordo ed il grande Monumento ai pompieri, se passate da quelle parti non mancate di visitarli!
La centrale è vicinissima al confine con la Bielorussia, ed ogni confine deve essere sorvegliato.
Ecco un posto di guardia, l'aria deve essere particolarmente salubre perché le letture più elevate in quella zona sono quelle tenendo lo strumento sollevato dal terreno e con il vento i valori oscillano senza posa.
Ma l'ultima cosa che immaginavo di vedere è un nido di cicogne: siamo proprio al limite della zona più contaminata, ultimo controllo dei nostri documenti prima di essere lasciati liberi di muoverci.
Al ritorno controlleranno se noi o la nostra auto abbiamo bisogno di una bella doccia ... per fortuna è stata necessaria solo per l'auto.
Suggerimenti e critiche sempre ben accetti |
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