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| spazio di Smarc commento di Mario Zacchi |
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| Perché una foto così possa dirsi riuscita, dovrebbe trasmettere la sensazione di poter toccare le bottiglie. |
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| Per conto mio di SamantaSollima commento di Mario Zacchi |
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Credo che se Hopper fosse passato di lì con la fotocamera in mano avrebbe cercato un dialogo più serrato tra la figura e il lampione e cercato di minimizzare la dispersione dovuta ai varchi di luce tra le fronde  |
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| radio di huncke commento di Mario Zacchi |
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La street si realizza individuando, nello scorrere degli eventi, situazioni (perlopiù umane) che valga la pena fotografare ad uno scopo. Lo scopo non è la macchietta o l‘ inusualità: è il discorso che vuol fare il fotografo. La metodologia prevede che le situazioni si fissino così come si presentano; oppure che si intuiscano, si immaginino e si costruiscano di conseguenza, usando il materiale reale a disposizione, senza falsarlo, semplicemente attraverso il fotografare (punto di ripresa, inquadratura, profondità di campo, tempo di esposizione) cosicché queste situazioni finiscano per esistere come ci sono mostrate, con il loro bagaglio di significato derivato, solo nella foto e non nella realtà. Ovviamente le due metodologie si contaminano a vicenda: anche la ripresa più semplice, meno ricca di inventiva, più aderente al fatto che si sta verificando, piuttosto che all’ interpretazione, passa per la scelta “in loco” di un punto di ripresa, di un’ inquadratura, di una profondità di campo e di un tempo di scatto, perché questi parametri definiscono cos’ è una fotografia.
A parte il metodo, la differenza tra un bravo fotografo street ed uno meno bravo è la capacità, non tanto di catturare una situazione, ma di articolare un discorso attraverso questo modo di fotografare (in realtà ciò è vero anche in altri ambiti fotografici: pensiamo al solito Ansel Adams nella paesaggio, ma anche a Grabriele Basilico nell’ architettura, a Robert Adams e la neotopografia, a Walker Evans che inaugura la fotografia documentaria, ecc). Un discorso capace di rivelare livelli della vita che non appaiono di per sé, ma che ci vengono “spiegati” attraverso l’ interpretazione del fotografo. In questo senso il caso più tipico che vediamo nella street (forumistica soprattutto) è l‘ ironia; ma lo è perché è qualcosa di facilmente leggibile da parte di noi tutti, quindi facilmente individuabile anche per il fotografo che è parte di noi tutti e in quanto semplice è basale da insegnare (e capire) a chi si avvicina a questo tipo di fotografia. Così l 'ironia è più spesso un registro, più che un discorso, anche piuttosto abusato. Tranne in chi ha talento, il risultato, purtroppo, e che molta street consiste nella proposizione di macchiette o inusualità che appaiono fini a sé stesse: una noia mortale per chi guarda, pari solo a passare la serata con uno che ti racconta continuamente barzellette.
Dal mio punto di vista la tua foto, debitamente tagliata, è interessante. Il debitamente tagliata, però, ha il suo peso. Dovresti cominciare a cercare di farcela subito, non dopo. Non è questione di regole, ma questione di imparare a vedere, intuire, costruire nel momento per articolare il tuo discorso: questo è un fotografo, non altro. |
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| Varenna di rocosta commento di Mario Zacchi |
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| rocosta ha scritto: | Questo perchè, secondo me, la fotografia è "fotografare" e mostrare il risultato che ne viene fuori, senza nessuna "distorsione" o "artefatto". |
Non me lo dire: anch' io odio i fotomanipolatori!
Pensa che a Modena, lo scorso inverno, ho protestato energicamente con l' organizzazione quando non ho trovato, nella mostra dedicata ad Ansel Adams, questa sua famosissima "lastra originale" tale e quale a come gli era uscita dalla macchina fotografica; ne ho trovato invece una sua squallida inversione e quel che è peggio, rielaborata con decine di passsaggi in bacinelle, trattamenti, acidi e chi più ne ha più ne metta.
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| Incomunicabilità di HiGiò commento di Mario Zacchi |
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| Mah ... l' espressione. Non che sia soddisfatta, ma vista dopo le altre mi appare più o meno così: come se avesse dato di matto e poi si fosse messo tranquillo. In questo senso l' ho trovata ironica. |
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| radio di huncke commento di Mario Zacchi |
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La foto è dispersiva. Anzi, il taglio è dispersivo, visto che questo è un taglio (correggimi se sbaglio e/o se hai cambiato macchina). Allora se taglio deve essere che sia funzionale allo scopo: stringere per evitare dispersione e, nello stesso tempo, per assegnare una "posizione forte" allo sguardo psicopatico del ragazzino che può dare un senso meno banale alla foto. Ragazzino che non guarda in camera, ma non importa: ci sta con quello sguardo. La posizione forte è l' angolo: tagliare in modo da far cadere lì il volto lo porta ad un livello di percezione maggiore e, in questo caso specifico, dispone su una diagonale perfetta per la lettura i volti: da in alto a sinistra, dove si apre, sì, con il volto di profilo, ma soprattutto con la forza espressiva della coppia. Le due figure negli angoli diventano una cornice inquietante intorno ad essa. Anche lo sguardo della donna, infatti, appare, nella foto molto ambiguo e nel taglio forzato ulteriormente rivela una capacità di dialogo con quello del ragazzino, sullo steso piano di significati.
Secondo me è poco funzionale la profondità di campo oltre la coppia; per questo un leggera vignettattura, che tra l 'altro adombra un po' il volto del ragazzino, drammatizzandolo.
PS: inutile ribadire che non è fotografare street se poi ci si introduce con tagli significativi. Ciò non toglie che ne possa uscire una foto che racconta qualcosa. |
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| L'occhio del cielo di Habrahx commento di Mario Zacchi |
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Si, per questo ho detto che sono di parte La mostra si è tenuta a marzo dello scorso anno: una breve apparizione in uno spazio attiguo alla sala principale del Forma, durante una mostra dedicata a Paolo Pellegrin. |
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| L'occhio del cielo di Habrahx commento di Mario Zacchi |
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Devo dirti che mi piace proprio. Semplice gusto personale,
senza riferimenti di sorta al livello della foto.
Ma sono di parte: guarda sotto
PS: dopo aver visitato la mostra IN THE SHADOW OF THINGS
di Leonie Hampton sono rimasto affascinato dalla luce ripresa
a dispetto del resto. |
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| fede e passione di Luigi Volpe commento di Mario Zacchi |
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Frank ha cultura visiva: lo dimostra in quasi tutte le foto che scatta (strada o paesaggio urbano o naturale) oltre che nelle osservazioni che fa su quelle altrui. Guardando la sua fotografia nell’ insieme si nota familiarità con l’ indagine, a volte discreta, a volte più diretta, ma in generale non timida, con le situazioni umane (persone, città, cose …). Non tutte le sue foto sono da forum, vale a dire che se le guardi singolarmente può accadere che non rivelino la macchietta, l’ effettaccio che tanto stimola il wow!!! forumistico e che scaturisce, di norma, dal guardare sempre e solo una foto alla volta (questo anche per risponderti circa la fiducia da riporre nell’ approvazione che si incassa nei forum, più popolati da “acquirenti di fotocamere” che da fotografi o da critici).
Rispetto ai tuoi obiettivi, la foto è composta bene. Ha delle belle tonalità (anche se in buona parte indotte). Ha due “statue” di fronte al negozio che incuriosiscono per la loro apparente staticità, per la forma e per il colore, non per quello che fanno o per quello che possono significare se tagli il titolo (ma anche se lo lasci, francamente …). Ha un taglio sulla destra che incuriosisce a sua volta, come sempre accade con i tagli decisi come questo che spingono a farsi domande; il guaio (e il rischio) è che poi non ci siano risposte in merito. Il taglio qui appare, a scelta, come:
1) come un errore
2) come un evento che era inevitabile
3) come uno stratagemma: bilanciamento composizione.
Siccome la foto mostra sostanzialmente un pregio estetico e una curiosità, senza troppi significati reconditi, vien da pensare che il taglio s' inquadri come scelta di bilanciamento della composizione e come "spalla" o forse anche come co-attore nella curiosità che può nascere nell' osservare la foto, il che sarebbe premiabile. Tuttavia, guardando le tue foto, "non sembra" di notare una certa dimestichezza con la costruzione di scatti estemporanei, soprattutto come questo dove bisognerebbe "intravvedere", in tempo reale, come potrebbe "poi" giocare fotograficamente quel taglio e decidere quindi di farlo e non, più semplicemente, accorgersi di qualcosa di curioso che sta avvenendo e fargli click sopra (che è un po' quel che ne viene dal guardare le due statue). La differenza è tra fotografo, che "costruisce" e fotoamatore che "riprende". Siccome non sembra di notare quella dimestichezza di cui ho detto, viene difficile immaginarti calcolatore al punto di aver introdotto, proprio in quel modo, quel taglio così particolare. Tutto può essere, naturalmente e la foto resta comunque; ma personalmente credo che sia stato, almeno in una certa misura, incidentale.
Che scattare foto a persone da noi sia difficile è un fatto; che la foto ormai scattata la si guardi per quel che è, è un altro fatto. Se vogliamo mettere in campo anche quanto sia difficile fare la foto che vediamo per dire se funziona bene o no, allora bisogna rivedere la Fotografia come tecnica e darle delle regole come il freeclimbing. Ammesso che sia possibile, non funzionerebbe, però, perché sarebbero sempre gli occhi e la mente di chi guarda a non essere d’ accordo perché non sono la difficoltà o i problemi che ci si è trovati di fronte nello scattare che appagano l’osservatore, ma il piacere di guardare qualcosa di narrativo, a prescindere da come è stato ottenuto. |
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| tre più tre di ilioyumbo commento di Mario Zacchi |
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| Lo scopo non è dividere buone foto (fatte bene, nuove, che colpiscono, ecc.) da quelle meno buone. Lo scopo è discuterne gli aspetti positivi e negativi con lo spirito dell' approfondimento (per quanto possibile tra gente che non ha la verità in tasca) che aumenta ciò che si conosce. Tutti portano qualcosa. |
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