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| tre più tre di ilioyumbo commento di Mario Zacchi |
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| Partiamo dal presupposto che si tratta di uno di quegli stilemi che formano l‘ ossatura della manualistica fotografica, dove sono arrivati passando prima per la storia del fotografare. Quindi accade che la nostra memoria finisca per confrontare inconsapevolmente questa tua con l‘ archivio mentale delle immagini simili che ricordiamo, con un risultato: riconosciamo il canone. Un canone ormai ricco di molteplici interpretazioni (ora non ho modo di cercarti qualche esempio, ma ne trovi finché vuoi). In tutte quelle significative non c’ è mai solo una composizione, come nella tua; c’ è anche una qualche particolarità che nella tua manca: vediamo tre figure scure e le loro proiezioni sul pavimento. Se fossimo ad inizio ‘900 potrebbe essere una foto di tutto rispetto, ma oggi non basta più: l’ idea non è nuova e quindi non rappresenta più, in sé stessa, la possibilità di accedere ad un meta significato; non è difficile da fare e quindi rara; non rivela qualcosa di contingente che sta accadendo e che si esalta trasponendo in silhouette la scena. Il suggerimento di Mario lo condivido fino ad un certo punto (se mai taglio dovesse essere opterei per quello sotto); vale a dire per quella parte che vuole sottintendere come tu abbia ripreso tre figure che non fanno nulla di particolare, che sono solo tre sagome, quindi una componente grafico-compositiva e che per risolvere questa carenza di significato non abbia almeno gerarchizzato le presenze, assegnando ad una di esse il compito, pur arduo in questo caso, di sostenere la foto. Ne esce un frame che appare come l‘ applicazione a critica di un canone, altrimenti detta esercizio di stile. Funziona la composizione, funziona il chiaroscuro, non ci sono difetti tecnici; ma non c' è nemmeno qualcosa che ce la possa far ricordare una volta chiusa la pagina: questo è il problema. |
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| s.t. di Cube commento di Mario Zacchi |
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Le due signore, con quelle espressioni, sembrano uscite da un quadro di vita ottocentesco.
Il contorno è molto presente; ma non si poteva fare molto di più. |
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| INTERNI 2 di kalama commento di Mario Zacchi |
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| Ciò che salta all' occhio subito è la mancanza di rigore nelle linee e la sensazione di "storto" in diversi scatti. E' qualcosa che non ti verrebbe mai passato per un catalogo importante. Altra cosa è la luce: manca atmosfera. Nessuno in casa vive nel chiaroscuro plastico, scenografico; però è cosi che gli arredi per la casa, particolarmente quelli importanti, si presentano per la vendita. Magari qui lo scopo è più orientato a presentare il negozio in qualche ambito; però la sensazione che danno le foto è ugualmente importante perché si riverbera su tutto ciò cui sono idealmente accostate, quindi non solo il prodotto e il produttore, ma anche lo stesso negozio. Le ultime tre foto sono più scadenti. Poco curate come inquadratura, sistemazione degli oggetti, elementi di disturbo, etichette, oltre alla luce. Considerato il pavimento che è veramente inguardabile, per un negozio di arredi e quindi non dà una mano, bisogna compensare su altri fronti, lavorando in modo che "sparisca" al confronto con il resto. |
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| s.t. di silma commento di Mario Zacchi |
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Se avessi lasciato più spazio sotto avresti ottenuto due croci.
A colori non va perché la foto si regge su un gioco di forme
che esce in bianconero, mentre il colore le annulla. |
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| Soffio di Viola Lorenza Savarese commento di Mario Zacchi |
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| Viola Lorenza Savarese ha scritto: | Ma le donne non le conosci proprio benissimo.. |
E’ vero, ma non ho meriti: ho avuto molta fortuna e in seguito mi è stato bene com’ è andata.
Però resto intellettualmente curioso: cosa potrei imparare, sulle donne, da questa Fotografia? ^___^
Riguardo il tuo ultimo intervento: hai ragione. La fotografia è essenzialmente una tecnica; una tecnica descrittiva (valga il dibattito pluridecennale che l‘ ha vista protagonista nella schermaglia con la pittura). Perché superi questo suo grande limite occorre molto, davvero molto e ogni volta chi impugna una fotocamera deve percorrere in proprio la salita, perché in un certo senso vale poco la strada tracciata, mentre vale molto, invece, il rischio di ripeterla.
Mi viene in soccorso un contenuto che ho trovato per integrare un articoletto che sto scrivendo per ragioni professionali.
Si parla del concept. Preambolo:
Se non vogliamo essere severi, considerandolo come una mistificazione, possiamo vedere il concept come una costruzione metaforica. E le metafore, in fondo, sono adoperate da che mondo e mondo. Anzi per alcuni filosofi, per esempio Baudrillard, non si dà mondo senza di esse perché solo attraverso la metafora noi siamo in grado di scambiare un concetto con un altro. Prova ne sia che tutte le grandi idee scientifiche sono metaforiche e che noi stessi – si pensi alle finestre del sistema windows del computer o a un orologio con le lancette che ci restituisce il tempo attraverso la metafora dello spazio- ricorriamo continuamente ad esse. Il discorso ci porterebbe troppo in là.
Prosegue ed è la parte che ci interessa per la fotografia.
Osserviamo che anche la poesia e l’arte da sempre ricorrono alle metafore. Nella fattispecie un buon poeta si differenzia da uno meno buono per la qualità di quelle scelte [scelta delle metafore]. Il poeta meno buono ricorre a immagini [metaforiche] usuali, prive di aperture verso mondi inaspettati. Il buon poeta, invece, attraverso metafore straordinarie, “fulmina” e “illumina”
E’ per questo che riusciamo a distinguere Ansel Adams da un buon praticante (non ho scritto H.N. altrimenti mi saresti venuta a cercare con la frusta in mano e io temo molto le donne, che conosco poco, soprattutto se brandiscono la frusta al posto del mattarello
PS: scherzo eh
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Massimo, per quando torni, se vuoi (e buone vacanze).
"Falso" nel senso che ho chiarito subito: una messa in scena; che è qualcosa di non vero per definizione.
Il contenuto che segue è più una risposta non richiesta a Giovanni che tenta i dare e darsi una spiegazione
sul perché questa Fotografia non lo rapisca.
Per il resto, se leggi i miei commenti non trovi mai (o molto, molto raramente e comunque motivato
non da sentimento personale) qualcosa che voglia dire: "questo non è da fare". Non trovo disdicevole
questa Fotografia così come tanta altra. Anche se ho preferenze come chiunque, la mia visione,
in generale, è piuttosto asettica e razionale ed è un punto di vista. In quanto punto di vista vale,
in un dibattito, come quello di chi esprime opinioni diverse (nel senso che non pesa di più).
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| Soffio di Viola Lorenza Savarese commento di Mario Zacchi |
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Giovanni, è che son tutte "foto false", nel senso migliore che ha l' espressione usata qui. Vale a dire che non c' è nulla di vero in quel che si vede, sono solo una serie ininterrotta di messe in scena e le messe in scena, quando le sleghi da una funzione specifica (la pubblicità, per esempio) alla lunga stancano. C' è un erotismo eccessivamente ostentato e passi; ma che appare affatto improbabile, ridicolo, ridicolizzato dall' apparenza di autorialità. Se la foto non è particolarmente "bella" sul piano formale, non dice null' altro. E' un genere che deve piacere in sé, perché non ha granché da raccontare. A meno che non si voglia (con un sorriso) pensare che la donna moderna ed emancipata sia sta roba qua: un ideale pubblicizzato e pubblicitario; un eccesso di effetto leva che contrasta, più che stimolare, un maschilismo ormai disarmato che di fronte a una donna che si presentasse così scapperebbe via a gambe levate, in cerca di una moldava più conciliante e meno aggressiva.
Sono satato abbastanza cattivo ?
PS: Sei brava a scattare le tue foto; qualcuna mi piace, per esempio questa http://www.photo4u.it/viewcomment.php?pic_id=580593
Ma in definitiva penso quel che ho scritto. |
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| Dialoghi di SamantaSollima commento di Mario Zacchi |
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Comprendo l' intento di rendere verità nello scatto, ma il problema è che quei difetti nel muro, venuti così nitidi, così a fuoco, così schiacciati dall' ottica e dalla luce uniforme e frontale, paiono più degli sberci sulla stampa della foto che non degli sberci sul muro fotografato. Per questo appaiono del tutto innaturali: galleggiano sulla superficie come non facessero parte della scena, ma della foto intesa come stampa.
Benvenuta |
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| Chi viene,chi va e chi...scopa di ilioyumbo commento di Mario Zacchi |
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Casablanca perché "l' uomo" con la scopa mi ha ricordato la scena del film con Humprey Bogart (associazione di idee, perché in quel caso la scena si svolge in un ristorante in chiusura, se non ricordo male).
Meglio la seconda perché la situazione narrativa è più definita, meno casuale e poi perché è composta davvero bene, considerati gli elementi inclusi.
Prima e ultima lascia perdere. |
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| Berlino est di Ophelia commento di Mario Zacchi |
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Be' devo dire che invece, se di effetto si tratta, su scatti recenti, mi pare usato, per una volta, a ragion veduta. Se non calza per riprendere città come questa, monumenti al tempo che si è fermato, non vedo dove potrebbe essere usato meglio, al di fuori del circolo degli appassionati. Tra l' altro c' è uno stretto connubio tra le tonalità da foto (stampa) di bassa qualità e lo stile di ripresa, marcatamente turistico nelle panoramiche. Un turistico lievemente raffinato (che nei particolari forse eccede rispetto agli obiettivi) perché Ofelia ha buon gusto e misura; ma non così raffinato da far apparire artificioso l' effetto. Tipicamente vedi la foto ripresa con stile anni 2000, ma taroccata stile anno '70: è questo che suona falso. Qui non è così, e non è semplice riuscirci bene; occorre avere cultura visiva in memoria per riprodurre bene.
Lo trovo coerente. Mi piace in particolare la foto di apertura. |
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