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| letture di gigi1990 commento di Mario Zacchi |
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| Il fatto che il volto sia completamente coperto lascia spazio all' osservatore perché s' immedesimi nella persona ritratta e si interroghi intorno alla situazione contingente (titoli). Tutto è però reso attraverso una struttura molto generica, che manca di una personalità incisiva. |
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| Cairo_life#1 di frank66 commento di Mario Zacchi |
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| Ad una prima impressione, così a pelle, a me pare che il centro "vuoto" prevalga: un po' perché l' occhio ci cade inizialmente e non ci trova un appiglio; un po' perché la luce uniforme non fornisce agganci alternativi; un po' perché manca una triangolazione convincente tra i diversi soggetti che culmini poi sull' osservatore. E' una foto che narra aspetti del luogo e delle persone, anche interessanti, ma senza mordente. |
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| Macau o la definizione dello spazio di relazione di huncke commento di Mario Zacchi |
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| Come in sala nel rumore di fondo c'è l' attesa, così nell' irrisolto di queste foto c'è l' imminenza di qualcosa. Può essere difficile, però, spenderle così perché di solito in queste situazioni ci si esprime, fotogramma per fotogramma, intorno a qualche situazione che è, sì, frutto dell' estemporaneo momento in cui tutto attende, ma che ha anche in sé una caratura descrittiva (dell' attesa) non troppo generica. Caratura in parte contingente ed in parte sostenuta attraverso le scelte del fotografo. Per esempio la foto 14 è più pesante di altre. |
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| ArteVento Exp di Domenico63 commento di Mario Zacchi |
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| Ne è uscita una bella serie di immagini. Per coerenza, ma anche perché nella maggioranza sono figure che si prestano meglio ad una lettura che allo stesso tempo è astratta ed essenziale, taglierei la 4 per mancanza di essenzialità; la 3 perché troppo figurativa e come soggetto è un po' più banale. La 5 mi piace in sé, ma pure se molto stilizzata è anch' essa molto più figurativa di quelle che nell' insieme reggono la trama. |
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| Los Roques 2011 di frank66 commento di Mario Zacchi |
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| Bella l' ultima per il taglio surreale che le infonde la parte di stormo che si staglia contro il cielo. Se l' etica non ti crea problemi cancellerei decisamente i due volatili prossimi al' ingresso in acqua. Non sarà una foto, ma una bella immagine sì. |
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| dove andiamo. di huncke commento di Mario Zacchi |
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Non credo avresti potuto fare molto di più. La foto si regge sulla persona a sinistra, sulla sua espressività declinata in maniera in attesa, ma pure sul fatto che essa si trova a lato del fotogramma, con lo sguardo rivolto "fuori" e questo apre ad implicazioni esterne a ciò che compare nella foto. Ma da sola non sarebbe bastata. La "spalla" è offerta dalla ragazza in secondo piano che avendo guardato te, coinvolge ora l' osservatore indistinto nella foto. Quello che manca è un bilanciamento a destra. Purtroppo il ragazzo appare anonimo. Questo non dipende da te; dipende dalla situazione che ha offerto molto e che hai saputo cogliere. Se non ti ha offerto tutto, pazienza. La lascerei così, senza tentare altri tagli più selettivi perché poi verrebbe meno il contesto che rappresenta l' altra spalla della protagonista. Personalmente non vedo nel bianconero, in questo caso, un valore aggiunto. Né ce lo vedo nel rinunciare al taglio, aprendo sulla destra.
Sei uno stagliuzzatore cronico: la foto intera com' è ? |
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| László..............................................? di eco77 commento di Mario Zacchi |
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| Gurski nelle foto di questo genere fa leva sulla grande distanza del punto di ripresa per disintegrare l' identità reale di ogni singolo elemento, quindi anche delle persone che diventano "disegno". Inoltre la forte personalità del suo punto di vista fa si che la foto che osservi voglia come dirti: "ecco è da qui solo che ha senso guardare". Va detto che buona parte delle sue foto senza il rapporto con la dimensione (grandi stampe) perdono qualcosa. Vitali, almeno per quello che è dato vedere nel suo sito, colloca "persone" tra altre persone. Proprio persone: non ne annulla l' identità, ma la confonde in mezzo a quelle delle altre che insieme formano la moltitudine. E' un modo molto diverso di interpretare il gruppo di persone. Quello che hai proposto qui è molto evidentemente più vicino al primo modo e non al secondo. Il guaio è che, a parte il fatto che l' idea di una visione così personale è talmente forte che una volta formulata fa si che tutto il resto che le somiglia divenga ad essa riconducibile (accade per Gurski ora come per Picasso o Ansel Adams, o ....) non avendo i suoi mezzi per scegliere il soggetto e quale possa essere il punto di ripresa, finisci per proporre qualcosa che può facilmente essere emulato, a parte l 'eventuale fortuito evento che si formi, per esempio, la fila al punto giusto. Ciò non toglie che la foto resti gradevole. |
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| Los Angeles - Frank Gehry di eco77 commento di Mario Zacchi |
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Certo che Gehry è fissato con queste forme
Le esperienze tipo quella di Gehry sono evoluzione della scultura che si apre allo spazio circostante inglobando il visitatore. L' effetto può apparire irritante e autocelebrativo, effettivamente. Ma non è affatto così la realtà. E' che l' arte moderna, di cui Gerhry è di fatto un esponente che usa il linguaggio dell' architettura, piuttosto che qullo del land o della pop o della perfomace ecc. è un qualcosa che va "aperto" per comprenderne il funzionamento dall' interno e non osservato semplicemente dall' esterno.
Non è male la foto. La bruciatura può risultare meno problematica in stampa; non perché si possa o si debba correggere, ma perché il bianco è carta e non luce come sul video. Tuttavia devo dire che personalmente la vedo come parte narrativa di questa struttura. Infatti si sposa all' evanescenza dei contorni e tutto acquista una sua cifra narrativa, soprattutto se la si guarda avendo avuto la possibilità di osservare dal vivo la copertura a squame di titanio brillare alla luce del sole: la foto diventa un' interpretazione (povera per i mezzi della fotografia rispetto all' esperienza diretta dell' architettura) di quel brillare. Potrebbe essere simpatica anche un light-box per proporla.
Personalmente ho visitato il museo di Bilbao ed è una bella esperienza anche solo come museo: un' opera d' arte che conserva tante altre opere al suo interno. |
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| László..............................................? di eco77 commento di Mario Zacchi |
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Sarebbe interessante spendere due parole su come questa foto sia più vicina a Gurski che a Vitali. Vai Huncke ...
PS: carina la foto, ma per me rischia troppo di confondersi con uno scatto analogo, con autore chiunque. Il problema, del resto, lo hai evidenziato tu stesso (eco77) con la tua osservazione che, comunque, è un punto di partenza per un' analisi critica delle differenze rispetto alle foto di Gurski, che questa per me richiama. |
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| s.t. di gi.gus commento di Mario Zacchi |
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| Anzitutto leverei l' imbarcazione che, per quanto piccola, annulla di fatto il senso di spazio libero e sconfinato che, in qualche modo, la foto pone come elemento sostanziale della narrazione. Fatto questo, però, ahimé, non c' è molto altro da fare: il gesto effettivamente non racconta in maniera così convincente. Tutto il sostegno alla foto è lasciato allo spazio sconfinato (per questo togliere l' imbarcazione è utile) e alla singolarità (numericamente intesa) della figura che con lo spazio si rapporta. Il taglio proposto da Giovanni ha un pregio che qui si trasforma in difetto: valorizza il surfista a discapito dello spazio; ma purtroppo (qui il difetto) il surfista non ha un gesto tale da meritare una sottolineatura e da quel taglio ciò emerge con ancor maggiore evidenza. Personalmente lascerei che lo spazio sia la cifra narrativa. Mi sono permesso di provare. |
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| una partita magica di AlessandroBelli commento di Mario Zacchi |
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mah ... prima ancora di leggere la spiegazione ho avuto la sensazione che che lo scopo fosse raffigurare il calore, l' atmosfera, il movimento di una serata di relax con tavolini. Evidentemente mi sono lasciato prendere dall' immediatezza della parte sulla sinistra (che tra l 'altro è la prima in lettura) e dal canonico uso del tele che, con una sfocatura moderata, si è prestato abbastanza bene allo scopo che s' intuisce e che poi dichiari.
Al quadro non ho dato un' importanza narrativa così profonda; solo ho notato (per differenza) che tonalmente e figurativamente non disturba (pensa fossero stati girasole). E' un soffuso che s' inserisce nel soffuso generale; chiude bene, arricchisce e arreda la scena con un "pezzo del luogo" senza fare baccano; un po' come accade tra quei tavoli. Né, devo dire, ho pensato di inerpicami in interpretazioni troppo filosofico-ambiziose, se non per altro, per il fatto che qui il trantran della vita moderna è lontano anni luce; qui della vita moderna c' è la pausa, il calore, l 'attimo intimo della passeggiata serale, semmai.
Non so con esattezza cosa immagini Caracol pensando ad una foto con centro sui giocatori (peraltro centrali anche qui, dal punto di vista della lettura); ma ho l' impressione che se avessi effettivamente mirato solo a loro facilmente ne sarebbe uscito uno scatto ai giocatori: per quanto ben fatto non avrebbe, credo, sfiorato l' obiettivo che dichiari e che qui, a modo suo, la foto ottiene.
Posto che abbastanza chiaramente miravi ad un' atmosfera e non a soggetti o situazioni peculiari, la critica più marcata che mi sento di fare riguarda la riuscita fisica non proprio ottimale. E poi una critica più moderata circa il fatto che in fin dei conti, al di là della intenzioni e del risultato raggiunto, è una "foto tassello". Non ha cioè un personalità forte che le permette di vivere bene da sola. Meglio sarebbe accompagnarla a qualche altro scatto di analogo tenore che insieme ad essa costruisca un discorso. |
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