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| Memoria dell'abbandono 1 di Alan Slade commento di Mario Zacchi |
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| A pelle mi suona contraddittorio che un ragazzo giovane dia la propria rappresentazione di questo tema usando un registro un po' retorico e pittoresco. A pelle mi aspetterei un tentativo di rappresentare i medesimi oggetti, la medesima ricerca, con un linguaggio diverso. Mi incuriosisce il tuo pensiero in merito. |
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| untiled di enzo penna commento di Mario Zacchi |
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Curioso come inganni questa foto ... sembra di vedere l' anca di una donna e il frammento di un pube.
So che non è così, ma, più che come una street, mi piace vederla come un tableu molto ben costruito intorno ai resti di una violenza che raccordano le due facce di un killer: la violenza cruda della mano che brandisce il coltello e il freddo, lucido e psicopatico prendersi cura della vittima (il non-sorriso è molto eloquente, volendo vederla così). |
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| ... di OrsoBubu commento di Mario Zacchi |
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| Che dire? L' uomo sulla sinistra in fondo é in compagnia (così sembra) però non ha l' ombrello. Forse è questo l' elemento che diluisce la situazione nel suo insieme. I gruppetti sono sottolineati dagli ombrelli e il solitario in primo piano si pone in antitesi: in quanto solitario e in quanto senza ombrello. Comunque si legge abbastanza bene ugualmente. La situazione non mi pare memorabile, ma certo è curiosa. |
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| Centre Pompidou - Particolare . 1 di vLuca commento di Mario Zacchi |
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| Niente male ... l' assenza di punti di riferimento chiari e l' inevitabile cambio di orientamento (l' immagine mostra un soffitto proponendolo di fronte, in verticale) spinge ad interrogarsi su cosa sia effettivamente quello che stiamo guardando. Se l' hai pensata così è proprio ben vista e intelligente. |
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| twins di huncke commento di Mario Zacchi |
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Nessun riferimento esplicito; solo che se conosci la foto e il titolo che le diede ti accorgi, osservandola, che esso è contraddittorio. In realtà, come ho scritto sopra, ci sono altre riflessioni che sono state fatte intorno a quella foto. Qui mi è venuta in mente solo per la contraddittorietà, appunto. Per il resto c' entrano i motivi per cui si scatta una foto e pure la storia di un autore (piccola, fatta di intenzioni e risultati modesti o meno modesti; o grande, fatta di intenzioni e risultati memorabili). E' evidente che il fotomatrimonialista che oggi ritrae la sposa allo specchio mette in scena un cliché fotografico estetico facilmente spendibile e nient' altro. Così come chi cerca di riprodurre un bel nudo alla Mapplethorpe fa esattamente questo: copia e niente altro. Magari copia pure bene; ma non è la stessa cosa.
Per Huncke: più che divertente (che ci può stare, naturalmente) è utile. E' utile perché serve a stimolare la ricerca di un senso in quello che si fa, perché non resti incidentale. Perché pressoché tutte le persone che hanno prodotto qualcosa che è rimasto, si sono interrogate su quello che facevano.
PS: Grazie Giovanni; non avevo ricevuto notifica del tuo messaggio sotto la mia foto. |
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| twins di huncke commento di Mario Zacchi |
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| Il proposito sembra porsi in gioco solo attraverso la sinergica lettura dell' immagine e del suo titolo contraddittorio: non sono gemelle l' immagine speculare, che non è realtà, ma immagine, appunto, e la sua matrice, che invece è reale. Per chi conosce Arbus e le sue "Gemelle identiche" è facile cogliere un' analogia nell' uso contraddittorio del titolo. Solo che lei Era Arbus e non c' era solo questo in quella foto e nel resto. Però mi piace l' approccio concettuale: è una strada per arrivare a qualcosa che non sia solo una bella fotina. E tutto sommato qui mi piace anche che si possa essere spinti a riflettere sull' idea stessa di fotografia: "immagine" della realtà, corrotta dal fatto che non si tratta di realtà e, talvolta, addirittura, che la realtà può essere anche ribaltata dalla fotografia. |
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| ... di perozzi commento di Mario Zacchi |
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| Non vorrei sbagliare ma credo che la sovrapposizione del lampione al cestello della bici fosse proprio lo scopo. |
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| dopo il temporale di Luigi Volpe commento di Mario Zacchi |
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| Prendo spunto da questa tua foto per una riflessione generale: il taglio inusitato può prendere in contropiede; ma da solo non basta a creare una foto interessante. La riflessione è generale perché di foto che fondano tutto sul fatto di proporre elementi al limite dell' inquadratura (frequenti i fiori, le foglie, i rametti, ecc ..) se ne vedono spesso. Segno che si tratta di un artificio formale semplice, a forte rischio di apparire come espediente. Soprattutto quando poi, oltre al taglio, non si legge molto altro. Insomma: taglio si; ma anche qualcosa' altro, grazie. |
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| via delle anime di marzai commento di Mario Zacchi |
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Rileggendo mi rendo conto di avere usato impropriamente il termine faccia. Riguardo la matrice pensavo al fatto che il pittorialismo originale, come sappiamo, ebbe lo scopo di elevare la fotografia che provava un senso di inferiorità rispetto alla pittura. Ora, pensando ad una sua forma digitale, possiamo solo guardare al fatto che produce immagini che si scostano dalla fotografia più propriamente intesa come prodotto fisico(*). Non possiamo allargare il discorso a similitudini che coinvolgano i propositi del pittorialismo originale, perché la storia delle due forme espressive (fotografia e pittura) ha fatto il suo corso e ci ha dimostrato come ciascuna abbia prerogative che le rende uniche e nobili, seppure per motivi diversi. In pratica non credo che ci siano fotografi che si stentano andicappati di fronte alla produzione pittorica e che cercino riscatti con il moderno pennello digitale. Tanto più che abbiamo avuto persone come Adams o Mapplethorpe capaci, con il risultato dei loro lavori, di far impallidire una bella fetta di pittura e senza computer. Senza generalizzare (e tu, sul piano intellettuale, sei un esempio di eccezione a quel che segue) penso che più facilmente la matrice degli interventi di elaborazione attinga ora alla naturale voglia di esplorare le possibilità del mezzo, sostenuta, in ciò che può essere il traguardo come risultato visivo, da una memoria visiva che a sua volta attinge dalla cinematografia (sia quella classica che quella fantastica) che attraverso il digitale ha potuto disegnare scenografie nuove sia a livello di immaginazione, sia a livello di resa formale della “realtà”. Penso che questo sia molto più vero soprattutto per chi è più giovane e che quindi ha la prerogativa di essere nato e di crescere ora dentro questa fase.
(*) E' ovvio che "più propriamente intesa" esprime una temporalità assoluta: tra trentanni cosa sarà la "fotografia più propriamente intesa", anche solo come prodotto fisico? |
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| perché non guardi la tv? di huncke commento di Mario Zacchi |
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| Il proposito è chiarissimo. Ma nella foto, non nell' intuizione nostra circa il proposito, il gioco a tre non si anima così facilmente. Dipende da due fattori, per me: il primo è la costruzione stessa della foto che ci propone due elementi accostati e basta. Non legati dalla geometria che favorisca lo scambio. Il secondo è che quel TV è di un bianco molto forte che lo rende, complice anche il taglio importante sul volto, molto "rumoroso", per cui, in realtà, lo sguardo va prima lì (il che potrebbe anche funzionare ugualmente) e ne rimane sostanzialmente molto accattivato. |
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| 13107 di bikeyz commento di Mario Zacchi |
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Graficamente funziona (del resto neri su un campo di mezzi toni ...).
Semanticamente è un po' scontata. |
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| .... di gulfis commento di Mario Zacchi |
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Non so ... mi pare ci sia molto effetto e poca sostanza.
Visto che ti apprezzo da tempo, me lo posso permettere?  |
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| via delle anime di marzai commento di Mario Zacchi |
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| Per gusto personale devo dire che non mi appassionano molto queste "stampe" che, per me, sono ai limiti dell' illustrazione. Illustrazione che, sempre personalmente, oggi vedo un po' come la faccia moderna del pittorialismo fotografico d' altri tempi (e di altra matrice). Però, altrettanto onestamente, devo dire che le prime due mi colpiscono. |
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| mia madre - 2011 di menkesh commento di Mario Zacchi |
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| Bello il vapore e bella la zona dove cade. Quasi azzeccato il profilo in controluce. Quasi perché te ne perdi pressoché tutta la parte significativa contro lo sfondo della tenda. Nel complesso la foto rumoreggia sulla sinistra, mentre sconfina nel buio immotivato sulla destra. La parte centrale è la più narrativa e un taglio verticale, magari spostandosi a destra un po' per meglio cogliere il profilo, avrebbe dato un miglior risultato. |
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| Enea di diego campanelli commento di Mario Zacchi |
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| diego campanelli ha scritto: | .....azz ma come sei diventato bravo a commentare |
naaaaaa !!! è ancora troppo buono Lo sguardo tenero, in cerca di complicità e quest' ambientazione tetra non c' azzeccano: sono incoerenti tra loro. La fotografia non è solo toni  |
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