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| nello specchio. di huncke commento di Mario Zacchi |
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| Guarda, in quello specchio c' è riflessa una suggestione forte, incorniciata da un ambiente altrettanto suggestivo. Si tratta di un insieme con un forte carattere per realizzare un autoscatto di spessore. La foto, per me, mostra queste potenzailità, ma non le coglie. |
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| Dzeina di Claudia_Moroni commento di Mario Zacchi |
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| filippo neri ha scritto: | | questa è una foto da lapide... |
Sì, ma di lusso. Con tutta la roba da mercatone che, in materia, gira
su 'sto forum, un requiem come Dio comanda ogni tanto ci vuole. |
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| E' tempo di perdersi di Sherazade commento di Mario Zacchi |
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Il legame emotivo fa perdere obiettività: senza forse Comporre bene ... anzi, meglio: a ragion veduta, è l' arte di soddisfare l' occhio e il pensiero (o la ragione ...) insieme. A prima vista è complicato; ma fortunatamente entrambe hanno dei registri di massima su cui ci si può basare, almeno da principio, per offrirgli qualcosa che gradiscono certamente.
Se non vuoi farla troppo lunga puoi cercare:
Michael Freeman
L' OCCHIO DEL FOTOGRAFO
La composizione nella fotografia digitale
Edizioni Logos
Se invece hai voglia di farla lunga, di capire proprio tutto, puoi cercare:
Rudolf Arnheim
Arte e percezione visiva
Edizioni Feltrinelli
Leggere e guardare foto buone aiuta; certo non comporta automaticamente riuscire, perché serve anche coltivare una sesibilità che per certi versi è innata (nel senso che matura anche a nostra insaputa). E la conseguenza più immediata di leggere e guardare è comporre scolasticamente. Ma è un passaggio in parte obbligato che poi mette in grado, oltre che di ragionare meglio, anche di creare, eventualmente, valide alternative.
PS: la seconda è più la foto di una tazzina, anche se composta meglio. |
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| Gianicolo ore 12:00 di Ferdy-pix commento di Mario Zacchi |
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Raffica? del cannone della fotocamera?
Da una serie così avrei voluto vedere il proiettile che esce, che passa sopra il muretto, che va sugli alberi, che scompare e il fumo che si protende da prima poco poi sempre più ... in somma: un video
Riprova, perché così non dice molto  |
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| Season W di Fabio Moscatelli commento di Mario Zacchi |
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| Ragionandoci un po’ trovo che ci siano alcune belle foto, che poi escono ben valorizzate dalla lavorazione (per esempio la 7). Ma trovo che ce ne siano pure alcune altre che, al suo netto, mi paiono tiepide. Siccome non si può dire che questa lavorazione sia una scelta formale così personale (come potevano esserlo, ad esempio, i contrasti di Giacomelli a suo tempo) dato che è piuttosto usata e quindi il suo valore aggiunto è limitato, come lo può essere l’ effetto che si produce negli scatti con ToyCamera, sono portato a preferire le immagini che riescono a sommare un certo pregio intrinseco al fatto di essere poi passati sotto il filtro del mood applicato. Questo per esprimere una opinione il più possibile esente dal trasporto emotivo che comunque il lavoro induce; ma che può anche far passare in cavalleria qualche caduta nel ritmo. |
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| E' tempo di perdersi di Sherazade commento di Mario Zacchi |
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Temo che la composizione non sia delle migliori, ad occhio. Sembra che tua abbia sovrappesato il proposito di esprimere un concetto a scapito della resa formale. In questo caso ne è uscita una immagine che se da un alto ha molto evidentemente delle qualità estetiche di tutto rispetto (e mi riferisco a questa bicromia naturale, alla leggerezza del rosso specchaito, alla trama della stoffa, alle ombre) dall' altro esce sbilanciata e grossolana nel posizionamento degli elementi. Per cui se imponendo il titolo instradi la lettura non risolvi però i dubbi dell' osservatore circa la resa formale della tua foto che appare indecisa.
L' allegato è una interpretazione compositivamente più equilibrata che non snatura il proposito concettuale. Non è però un suggerimento a rimediare tagliando, ma piuttosto a cercare la sinergia tra l' aspeto concettuale e quello formale, facendo attenzione a che il titolo non sia l' elemento portante ma integrante. |
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| .... di huncke commento di Mario Zacchi |
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Direi che anzitutto c' è una costruzione molto semplice e chiara, diretta, essenziale alla funzione, di immediata lettura, graficamente riuscita senza inciampi. Poi c' è il valore semantico che acquisisce il taglio fotografico. In parte esso ridonda visivamente il rimando della scritta, alludendo ad una saracinesca abbassata. In parte assolve ad una funzione più fine e necessaria alla comunicazione di un significato complessivo non letterale: quella di sciogliere i legami dei vari elementi della foto con riferimenti reali troppo precisi, troppo chiaramente definibili altrimenti, per consentirci di percepire l’ immagine come un momento, come un flash di riflessione figurato.
Il passante (o la passante che sia) può assumere due significati, ad un tempo interscambiabili e conviventi: il protagonista che lascia, che esce di scena, che gli eventi hanno estromesso e che perciò "chiude" (nel senso più ampio del significato). Ovvero può rappresentare un certo fatalismo indifferente attraverso il quale esorcizzare la disgrazia propria ignorando quella degli altri (a volte, però, va detto, accade l’ opposto: l’ esorcismo avviene guardandola, la disgrazia altrui, per confortarci del fatto che non è toccato a noi).
Ciò che in questa foto è interessante, al di là della sua interpretazione letterale, che la potrebbe anche inquadrare come “foto banale”, è da un lato la finalità con la quale l' autore l' ha costruita: egli ha scientemente voluto creare un messaggio e ci è riuscito. Dall‘ altro è il suo valore metaforico che ci suggerisce un’ interpretazione altra che solo letterale e che rapresenta lo scatto che le consente di levarsi dalla banalità dell' interpretazione letterale, appunto.
Pur mantenendo chiarezza nella loro lettura, la costruzione ci propone elementi sufficientemente liberi da riferimenti reali precisi; in questo modo possiamo astrarre se vogliamo, possiamo andare oltre la letteralità guardando al messaggio più generale del fallimento umano e di come esso si colloca rispetto al protagonista, rispetto alla società rappresentata dal passante e rispetto a noi che l’ autore colloca (come sempre in fotografia) nel ruolo di osservatori cui chiede di riflettere e di pronunciarsi.
Tutto a mio parere, naturalmente. |
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| Rebj di Enfil commento di Mario Zacchi |
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| Molto bella. Mi ricorda qualche espressione colta in certi scatti di Sally Gall. Ha una composizione trasgressiva che magari può apparire stonata ma che personalmente mi piace. Ciò che non digerisco è il viaggio verde... |
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| Collettiva 2, Il Presepe. di oile commento di Mario Zacchi |
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Probabilmente è l' abitudine alla macro (che non mi pare una fotografia "interpretativa" nel senso più abituale del termine - escludendo quella di Squartapolli, naturalmente ) che ha segnato l' approccio e che ha reso, effettivamente, un po' freddine questa serie di foto tecnicamente molto precise, criticate in maniera così poco politically correct.
Oltre al nostro Francesco Ercolano (piuttosto bravo in queste interpretazioni, se non ricordo male) vi segnalo, se non lo conoscete già, David Levinthal. Un vero maestro con statuine, bambolotti e personaggi in miniatura. Le sue foto ci portano in mondo immaginario, sì, ma che attraverso la sua abilità assume un confine labile, per cui a tratti ci si perde e non è chiaro fino a che punto quella rappresentata sia una finzione, per cui noi siamo la realtà, o viceversa. |
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| ... di vLuca commento di Mario Zacchi |
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| Tutto è esattamente quel che è. E non è così che dovrebbe essere. Gioco di parole per dire che immagini come questa puntano, solitamente, a travisare la realtà vera per fornirci una interpretazione estrema, straniante. Cosa che qui non accade. |
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| contrasti di marko82 commento di Mario Zacchi |
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| Condivido la conclusione di Caracol. La teatralità, che nasce dalle condizioni ambientali di ripresa, rende la foto indubbiamente gradevole alla vista, ma non le infonde significato. |
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| Storia di un abbandono di Massimo Tolardo commento di Mario Zacchi |
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Per me qua e là hai sovraesposto un po' troppo oppure hai accentuato poi in fase di lavorazione. Ma in parte questa considerazione dipende dai gusti personali e comunque non intendo dire che vedo meglio la consueta teatralizzazione del chiaroscuro che, spesso, si rivela essere la sola e trita storia raccontata da foto come queste.
In generale traspare la cura nel sistemare l' ambientazione, oppure l' attenzione nel ripredere ciò che si presentava così ben disposto (ma mi pare improbabile, a guardare bene, che tu non sia intervenuto per aggiustare un po' dove serviva). Non posso dire che tutte siano uscite allo stesso livello, ma l' insieme è piacevole. E dall' insieme, sostanzialmente equilibrato nel risultato, per me si staccano in positivo 4u3 di molto e 4u30 abbastanza. |
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| Luoghi Non luoghi di black commento di Mario Zacchi |
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| Leggi bene: io non fatto nessuna congettura su come l' hai scattata, cioè attraverso quale processo tecnico. Io ho parlato solo di risultato, cioè dell' immagine finale e di come appare a me. Ho anche specificato che a volte può capitare di lavorare molto ad una idea e partorire in realtà molto meno di quello che ci si aspettava. Ed ho specificato che altre volte può accadere il contrario. |
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| Luoghi Non luoghi di black commento di Mario Zacchi |
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| Casuale non nel senso che l' hai scattato per caso. Casuale nel senso che la foto appare approssimativa, senza particolari pregi, con una composizione che non indirizza su niente, con un bianconero senza una storia da raccontare. Appare, naturalmente, a me. Ma comunque sia, anche se fosse un capolavoro, centrerebbe poco quanto ci hai lavorato. A volte uno scatto fatto al volo senza pensarci troppo su riesce benissimo; altre volte un gran lavoro da luogo a un risultato così così. |
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