|
|  | | Commenti |
|---|
 |
| Lucca Comics 2011 ......... qualche scatto in b/n di bondell commento di Mario Zacchi |
|
| La prima non vedo proprio cosa centri per contenuto. Le altre si alternano assai per diverso gusto, diversa ripresa, diversa lavorazione e resa finale, ma soprattutto per diversa potenzialità espressiva. 2733, 2742, 2744 sono quelle a mio parere vincenti, perché in quelle foto fai di questi soggetti cartoneschi dei veri aristocratici che, come nella migliore tradizione, snobbano l' osservatore grazie alla distanza che l' autore mette tra il ritratto e chi lo guarda, cosa che qui tu fai rendendo austera la loro comicità. Quindi non ti limiti a farci vedere, come nelle altre, i soggetti tali e quali sono, ma ne dai un’ interpretazione tua, ironica e coinvolgente. E, ahimé, queste tre staccano tanto le altre che finiscono per sottolinearne anche troppo il punto di vista molto comune, che si affida troppo al personaggio in quanto tale e poco all' interpretazione. |
| |  |
| nowhere di huncke commento di Mario Zacchi |
|
| Le persone disturbano: sono marginali tanto nella composzione, quanto nell' apporto narrativo. Il solo vuoto sarebbe stato ideale. Buona la premessa, in ogni caso. |
| |  |
| Senza Titolo di Paolo Dalprato commento di Mario Zacchi |
|
Attraverso la macchina fotografica vuoi farmi rivivere le suggestioni di un quadro impressionista? Vien facile dire che preferisco il quadro alla suggestione di una foto che lo imita. Vuol dire che è brutta? No, non vuol dire che è brutta, ma piuttosto che se prendo questa foto ed anche la molla che ti ha indotto a scattarla così, insieme, ho di fronte l' imitazione di una immagine che hai in mente. Qual' è il suo scopo? Fossimo un cento e più anni fa direi che stai tentando di nobilitare la fotografia. Ma ora? Forse è solo un capriccio. Tanto più se considero quanto fertile sei altrove.
 |
| |  |
| |  |
| .... di maurir commento di Mario Zacchi |
|
| Molto gradevole, ma anche molto imperniata sulla bimmba. Si sarebbe potuto cercare una maggiore intererazione con gli adulti, ignari o disattenti a quanto pare, allargano un po' (sempre escludendo il volti). |
| |  |
| NewYork di latitude410 commento di Mario Zacchi |
|
E' un bell' ambiente, ma l' hai scattata senza un po' di fantasia, trasformando la foto in un resoconto,
piuttosto che in un conflitto di suggestioni quale potrebbe essere.
Magari non c' era molto margine per operare, ma tant' è. |
| |  |
| |  |
| |  |
| |  |
| |  |
| |  |
| Duce! Duce! di filippo1978 commento di Mario Zacchi |
|
@Ciun, il mio parere.
Nel punto 1 sfondi la classica porta aperta: non valeva la pena, per me, spenderci tempo. Nel punto due trovo diverse cose opinabili e visto che si tratta di aspetti inerenti la fotografia, ti dico la mia.
2) Sempre per il fatto che si tratta di un reportage, al suo redattore almeno una critica mi sento di muoverla (e in parte lo si è già detto). Non è inerente l' aspetto della fotografia in se, quanto piuttosto il come si è proposto il lavoro.
-Sono convinto che l' autore non abbia nessun obbligo di manifestare le proprie convinzioni in merito a quanto riporta
Mi pare un’ osservazione quantomeno ingenua: è sostanzialmente inevitabile che un autore (di qualche caratura) “firmi” con la sua sensibilità. E’ per non farlo che deve farsi violenza, non il contrario.
-anzi il reportage proprio per definizione dovrebbe essere neutrale
Ma quando mai? Ti risulta che un qualsiasi servizio giornalistico (e le relative immagini che lo accompagnano ad uopo) non sia sempre di parte in qualche modo?
-ma quantomeno deve contenere tutti gli elementi che consentono di comprendere il senso del suo lavoro
Prima dici che non ha l’ obbligo e ora dici che deve contenere … A prescindere che in queste foto emerge piuttosto bene l’ ironia e che altro è che la si comprenda o no, ti contraddici.
-che per esempio potrebbe essere fruito da una persona che non conosce niente di quella realtà, ad esempio uno straniero
Sarei cauto: l’ universalità può essere desiderabile, ma non è realistico pensare che popoli, ma pure gruppi di persone diversi interpretino in maniera analoga: c’ è la concreta possibilità che a ciascuno vada riservato un linguaggio adeguato.
-contestualizzandolo cronologicamente, spiegando il luogo in cui è fatto, i motivi che muovono queste persone, ecc.
Insomma un articolo di giornale, non le sole immagini per l’ articolo che è il lavoro di un fotografo.
-E' da questo punto di vista che secondo me è carente il reportage, o meglio confezionato così non ha l' aria di un reportage quanto piuttosto di un po' di foto messe così a caso, senza un senso cronologico o altro filo conduttore, oltre al fatto che, non spiegando i motivi di una scelta stilistica si sarebbe portati a pensare che anche la tecnica fotografica risenta di una certa casualità.
Reitero: forse è meglio prima guardare la fotografia di Filippo: per conoscere, non per approvare, sia chiaro. Essa infatti può benissimo non piacere, un po' come a me dà la noia la fotografia a soggetto bellinabellina, ma che non dice niente. Ti direi lo stesso anche se si trattasse di un altro.
-Anche qui, è ovvio, l' autore non ha nessun obbligo, ma se siamo in una piazza in cui si gioca tutti allo stesso gioco e ci sono un minimo di regole che consentono di discutere su basi comuni, sarebbe a mio avviso cosa utile attenersi a quelle regole
A parte che, ripeto: bisogna conoscere un autore per inquadrare bene ciò che vuol raccontare attraverso il proprio approccio, le regole cui pensi in merito sono la morte dell’ espressività, sono i binari sui quali non troverai mai granché. Tanto è vero che dopo un po’ che guardi foto da forum (o da circolo) che sono proprio il risultato di quelle regole, ti stanchi perché tutti le seguono (o perché ci credono o perché le hanno assimilate da chi ci crede) con risultati prevedibili.
-Se poi si vuole giocare a scatenare un putiferio credo che per questo non ci voglia bravura, i temi da lanciare per innescare le polemiche sono tanti e tutti li conosciamo. Sarebbe bastato dare al reportage le caratteristiche che dovrebbe avere (ovvero il corredo di informazioni che deve fornire, oltre alle foto) perché nessuno osasse permettersi di porre questioni sull' opportunità politica di un tale lavoro.
Perdonami, ma ho l’ impressione che qui emerga (molto prevedibilmente, date le premesse del tuo intervento) un certo spirito “normalizzatore” che proprio gli "antesignani" dei signori ritratti nelle foto di Filippo (e cui in ultima analisi sono rivolti sempre gli strali in quanto origine del male) coltivavano assai bene. Certo su tutt’ altra scala e con ben ‘altro impatto sulla vita delle persone. Ma guarda che quando si inizia a dire cosa è buono e cosa no circa l ‘espressività ed il suo diritto ad autodeterminarsi ci si incammina su quelle strada. Non dimenticare che le dittature fanno fuori per primi intellettuali ed artisti (cioè i pensatori, cioè quelli che ti mostrano tutte le possibili e diverse facce della realtà e dell’ immaginazione, quelli che contestano l’ idea del pensiero unico); dopodiché fanno fuori quelli che hanno fatto fuori intellettuali ed artisti. Così fanno piazza pulita, ovvero, “normalizzano”.
-Poi l' autore potrebbe anche "dichiararsi" nei riguardi delle simpatie rispetto al fatto che ha rappresentato, liberissimo di farlo, ma questo darebbe senz' altro adito a meno polemiche, sapendo già dall' inizio il suo punto di vista.
L’ autore si è chiaramente dichiarato: con la sua ironia. Se non la si coglie o non la si vuol cogliere non è colpa sua. |
| |  |
| |  |
| |  |
| |  |
| in attesa del sole. di huncke commento di Mario Zacchi |
|
| La moltitudine di sedie vuote (o sdraio che siano) ha sempre un valore narrativo potenziale. Si può sfruttarne la geometria, la successione regolare o se ne può sfruttare la valenza di metafora: presenza sospesa. Qui sei più orientato, nelle intenzioni comunicate, sulla seconda possibilità; solo che questa inquadratura stretta (probabilmente stretta per forza) in realtà ci riporta l' attenzione maggiormente sull' aspetto più geometrico, ma senza che la scena si offra nel miglior modo per sfruttarlo a dovere. |
| |  |
| |  |
| |  |
| |  |
| lungo la martesana di huncke commento di Mario Zacchi |
|
| La cifra narrativa della luce sul muro si disperde quando abbracci a sinistra una parte di paesaggio che non ha attinenza se non quella di essere uno spazio attiguo. Nella parte destra trasformi la luce in un soggetto che regge, mentre a sinistra la stessa luce non ha funzione. Due situazioni slegate. |
| | br> |