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| Flowers di Cube commento di Mario Zacchi |
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Questa è da vedere dal vivo: qui si appiattisce molto. Di effetto è gradevole e di sapore direi un po' ottocentesca.
Penso che il plus di questa foto sia soprattutto l' effetto sognante che prevale sullo studio del soggetto. |
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| Duce! Duce! di filippo1978 commento di Mario Zacchi |
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| Massimo Passalacqua ha scritto: | In effetti Mario confesso che non conoscevo Filippo.
E' grave?
Peraltro ci eravamo già chiariti, senza bisogno di pistolotti fumosi e di avvocati d'ufficio.
Fra l'altro non vedo cosa c'entri il richiamo a quelli che spaccano le città, che nel pacato scambio dialettico precedente nessuno aveva evocato.
Il fatto di risolvere tutto con il richiamo alle proverbiali quattro risate ed alle pacche sulla spalla è, quello sì, tipicamente italiano.
Ti assicuro che ci sono molte persone che, a buona ragione, preferiscono scherzare poco con questi temi. |
No Massime, ci mancherebbe; tanto è vero che ho messo gli smiles apposta per sottolineare l' ironia della affermazione. E' solo che se, per un qualsiasi motivo, conosci, poi interpreti: tutto qui. E non è che volessi riprendere polemicamente proprio il tuo intervento che è solo stato il primo sul quale ho aperto, dalla lista di commenti del forum e che ho letto. Posso aver sbagliato, ma mi è sembrato, letti anche altri, abbastanza rappresentativo del fatto che se non si è colta l' ironia, si è scambiato il tutto per apologia.
Detto questo c' è ben poco di scherzoso in quella frase: "una risata vi seppellirà". Ha un significato storico, ma si usa anche per sottolineare quanto poco consistente sia un qualcosa. Quindi non nega nulla, non esime (nella fattispecie) dal contrastare eventuali derive, ma è un po’ come dire "sei proprio fuori dalla realtà".
Il riferimento, poi, a "chi spacca le città" (quindi ad un ben preciso tipo di persone, senza alcuna allusione ad altro) fa leva su un recente vissuto (direttamente o per interposta TV, ma comunque ben noto) da opporre a questo altro modo, più che antitetico, di manifestare un “pensiero che si oppone”. Sappiamo bene che c’ è chi le sprangherebbe volentieri (e senza metafora) queste persone: è cronaca. Io penso, senza timore d' essere presuntuoso, di interpretare l' opinione di chi ha buon senso se dico che questo modo invece (quello di Filippo) è di gran lunga migliore (oltre che perfettamente lecito – eventuali liberatorie permettendo). |
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| Duce! Duce! di filippo1978 commento di Mario Zacchi |
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| Massimo Passalacqua ha scritto: | | ... ma senza una riga di presa di distanza da parte dell'autore il suo scopo appare ambiguo. |
Mi sa che segui poco Filippo lui ha una vera ssessione "contro" Eppoi è talmente ironico, questo lavoro, talmente caricaturale che anche se si trattasse di un tentativo di apologia sortirebbe l' effeto contrario. Sono stupito che ci siano commenti di sdegno del tutto immotivati, di persone che non colgono il fatto che sta "prendendo in giro" questi personaggi (perché le foto ci consegnano diversi personaggi, oltre che qualche persona) che sono la più bella rappresentazione del risvolto patetico di queste nostalgie.
"Una risata vi seppellirà". Imparare come si può essere taglienti e maledettamente efficaci senza bisogno di spaccare le città. |
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| Paesaggio urbano- S.Orsola. di ziottolo commento di Mario Zacchi |
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| Estendere il lavoro di indagine che può essere interessante, anche usando prorpio questo approccio diretto, senza troppi fronzoli pseudo artistici. Ma così, da sola, non dice nulla. Mi pare sovraesposta e con un gamma un filo troppo alto. |
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| Aspettando... Godot di Clara Ravaglia commento di Mario Zacchi |
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Ahimé, Clara:
quel porto, all' orizzonte
la fa tanto panchina.
Senza, però,
sarebbe stata forse,
piuttosto dolcina.
Fai tu
Scherzi a parte, è gradevole a guardarsi e la panchina vuota qualche interrogativo lo suscita (ma temo si tratti di una peculiarità quasi oggettiva). Suggerendo l' interpretazione hai forzato la mano ed ora è impossibile, con il cuore, esprimersi liberamente davanti alla vista dell' immagine e basta. Bisogna fare uno sforzo di razionalità, per interpretare i segni. E i segni, nell' insieme, fanno, appunto, tanto panchina ed il potenziale narraivo del vuoto che vi siede sopra pare più nell' ordine delle cose che nell' ordine imposto dalla tua firma di fotografo. |
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| Una finestra sull'Anima ... di ioclick commento di Mario Zacchi |
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"ti sei perso qualcosa" valutando tutto l'insieme
Fotografia/Titolo/Giorno della pubblicazione
Comprendo il riferimento ma ti lancio un palla a futura memoria. La prossima volta che visiterai una mostra, all' uscita, quindi dopo averla visitata tutta, perché se lo fai all' inizio non vale pensa a quante volte ti sarai fermato prima a leggere (ma sarebbe meglio dire cercare, dato che non li mettono molto in evidenza) i titoli delle foto e la data di scatto e poi, solo dopo, a guardare l' immagine proposta. Parola mia: se ti capiterà una volta su cento foto sarai fortunato. Per il resto vagherai da un' imagine all' altra con gli occhi, non con la lettura e ti rimarranno impresse quelle foto che raccontano qualcosa anche senza leggere la didascalia. Didascalia che può essere a volte utile, ma difficilmente allo scopo di trasformare in qualcosa di significativo, qualcosa che non lo è proprio. A meno che questo scritto non sia stampato a bella posta sulla foto. Ma quella è un' altra storia: altra opera, fatta di immagine e testo. Molte di queste opere le hai sotto agli occhi: si chiamano pubblicità, per esempio o copertine dei giornali.
Riguardo la stampa da lastra niente di nuovo sotto al sole: se ben fatte sono belle e magari più belle di quelle ottenute con altra tecnica. Ma c' è un che di fastidioso in una foto che è bella solo per quanto attiene la resa della stampa, ma che in realta non dice nulla. E' come se fosse li a dirti: perché tanto sforzo per nulla?! Insomma Picasso e il suo pennello non si possono scambiare di posto senza che qualcuno se ne accorga  |
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| Addams di Fabio Moscatelli commento di Mario Zacchi |
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Complimenti per lo sguardo complice della donna che trasforma un bel
ritratto in un' istantanea pregevole (istantanea almeno nel sapore). |
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| . . . di MaRiAcI commento di Mario Zacchi |
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| Un bel soggetto, ma l' inquadratura per me suggerisce un approccio un po' scolastico, troppo focalizzato sulla ricerca di coincidenze con gli angoli per inserirlo nel quadro, mentre trascura il contesto creando una sovrapposizione poco opportuna tra il primo piano e lo sfondo (palazzo cassette) resa ancor più di difficile lettura dal fatto che, forse a causa della tecnica HDR, hai finito per dare luminosità paragonabili ai due piani che così non si staccano, né prospetticamente, né tonalmente. |
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| Una finestra sull'Anima ... di ioclick commento di Mario Zacchi |
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Attenzione a non scordare che le mostre espongono foto, non fotocamere: sono quelle e non queste ultime che guarda chi ci va
La tua foto pare più una prova che uno scatto di qualche importanza (ferro ed alchimie da c.o. a parte, naturalmente). |
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| il nuovo che avanza di elmaximo commento di Mario Zacchi |
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| Il soggetto è interessante. La foto ha un sapore neotopografico, ma solo il sapore e non il pregio: manca la luce adatta, manca una resa tonale convincente, manca una inquadratura (inquadratura, non punto di ripresa su cui non mi esprimo non conoscendo la zona) che racconti dell' insieme, del rapporto reciproco tra le costruzioni e non solo della baracca come accade in questa foto dove ciò che sta alle spalle non ha forza, è solo comparsa, sfondo senza altro ruolo (ruolo visivo; dal titolo capiamo, certo, ma è una foto e come tale deve rendere conto visivamente, senza farsi spalleggiare da una didascalia). |
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| DSC5668 di marco.rilli commento di Mario Zacchi |
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Gradevole, in particolare con quelle nuvolette in cima che la rendono
diversa dal solito scatto agli alberelli nella nebbia mattutina. |
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| disordine di bughi commento di Mario Zacchi |
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| E' la foto che ha da interessare, non il luogo. E qui è solo quello che ha qualche importanza: la foto è banale, improvvisata, uguale a tante altre, senza un motivo, senza un messaggio se non il solito: macerie in un luogo abbandonato. |
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| Life guard di vic.thor commento di Mario Zacchi |
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Mi sa che circa lo sguardo del bagnino ha ragione Claudio ...
ho dato per scontato senza guardare attentamente: si crea l' illusione; ma lui guarda altrove.
Non so quanta differenza faccia, tuttavia. |
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| dimenticato di davide molteni commento di Mario Zacchi |
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“Mancanza di personalità.”
Personalmente non posso dire con precisione cosa abbia avuto in mente Diego dicendoti questo, ma credo di poterlo immaginare ed eventualmente spiegare a mia volta. Ma più che capirlo da una spiegazione a voce (o scritta) lo potresti constatare di persona avendo la pazienza di cercare, anche qui nel sito, ma non solo (Flickr, per esempio, è pieno) tutti quelli che sono passati da qui o da luoghi sui generis a scattare foto, facendo la tara di chi ha usato l 'ambientazione per mettere in scena situazioni, altra pratica ormai decotta, ma che perlomeno può accattivare a seconda di cosa ciascuno va a rappresentare sullo sfondo di questi ruderi.
Le foto si somigliano tutte: tutti raffigurate l‘ ambiente o in bianconero, o in colore forzato (o saturo, o acidato, o desaturato, o …) con vignettatura, ricreando spesso, attraverso artifici, un ‘ atmosfera che non c’ è, ecc. ecc. I più bravini trasformano, nelle loro foto, gli oggetti in sculture; gli altri, semplicemente, ci mostrano oggetti. Non che sia male, intendiamoci. E’ solo che tutti fate le stesse cose. E tutti dite che ognuno vede a propria maniera. Eppure si potrebbero costruire reportage di questi luoghi “rubando” una foto a tizio ed una a caio ed una a sempronio, mettendole insieme: in linea di massima nessuno se ne accorgerebbe che si tratta di lavori ad più mani, perché il più delle volte l ‘approccio alla fotografia a questi luoghi è lo stesso comune a tutti.
Naturalmente ciò non significa che non si possa andare, se piace, tra i ruderi di una vecchia area industriale a scattare qualche foto, anzi; e non vuol dire nemmeno che le foto possano poi riuscire gradevoli a chi apprezza il genere. Vuole suggerire solo di non coltivare l’ ingenua idea di essere diversi dagli altri che sono già passati da lì, solo perché anzichè un lavandino si è preferito fotografare un orinatoio o perché si hanno le "proprie curve" per acidare i colori e non quelle di un altro. Serve ben' altro per essere diversi, per avere personalità.
PS: A quest' ultimo proposito suggerisco un libricino semplice e divertente, scritto da un critico d' arte moderna nostrano.
L' investimento è stratosferico: Euro 9,50
di Francesco Bonami: LO POTEVO FARE ANCH' IO - Perché l 'arte contemporanea è davvero arte - Piccola biblioteca Oscar Mondadori
Non ha a che fare direttamente con la fotografia; ma spiega discorsivamente quando e come nasce la rottura con ciò che già è stato fatto in una maniera tale da segnare una svolta autentica; spiega cioè quando e come quello che incontriamo sul nostro cammino di osservatori è Arte anziché altro. Nell' estensione del concetto che tratta (Arte) c' è sostanzialmente anche la spiegazione del perché lavori come questi "mancano di personalità" o, più semplicemente, non sono che una prosecuzione di qualcosa nel quale in realtà il "ciascuno vede a modo proprio" è una semplice illusione: non è vero. In maggioranza, su questi come su altri temi, guardiamo spesso quasi tutti nello stesso identico modo. |
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| Life guard di vic.thor commento di Mario Zacchi |
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| Nell' insieme non è memorabile, ma è costruita correttamente. Desaturare perché si legga la scritta è del tutto fuori luogo. In generale come pratica è piuttosto banale, quindi sarebbe meglio dimenticarla proprio; non è, nella maniera, direi, più assoluta, parte del linguaggio street; ma qui, poi, lo sguardo cade subito sulla relazione tra il bagnino che guarda ed il bagnante che passeggia e che è il significato della foto, il motore dello scatto per come appare a chi guarda. Al punto che ci si chiede quale significato avrà mai quella scrittina rossa "come elemento fotografico" (come traduzione letterale lo sappiamo, ovviamente ...). In pratica, oltre che banalotta, la desaturazione in generale, qui appare immotivata, non allineata a rafforzare eventualmente la lettura proposta dalla foto, oltre che palesemente al di fuori del linguaggio street. |
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