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Commenti da Mario Zacchi
Commenti alle foto che gli utenti sottomettono alla critica
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Commenti
Senza titolo
Senza titolo di Cotoletta commento di Mario Zacchi

cotoletta ha scritto:
Ho scattato in b/w soltanto per scatti che per me hanno senso soltanto in bianco e nero (per i quali quindi non
mi interesserebbe ritornare al colore, cosa che non potrei più fare)

Questa è l' affermazione più sensata, perché chiarisce l' unico vero punto di partenza per una foto bianconero, l' unico vero motivo per il quale una persona decide di fotografare in bianconero e non a colori. Come molte donne, hai le idee chiare; vedi di non farti influenzare. Il problema del ritorno al colore o la scelta di trasporre a colori non si pone per chi fotografa in bianconero; al massimo gli si pone la scelta di quale tecnologia usare (analogica-chimica o digitale). Entrambe sono scelte rispettabili; ciascuna va usata al massimo delle possibilità che offre.

Quando scatti in bianconero raffiguri ciò che vedi e nel modo nel quale lo vedi (leggi: lo immagini), usando solo variazioni di luminosità (digitale) o gradi di annerimento (analogica-chimica). In altre parole lo raffiguri attraverso una scala di grigi: dal nero al bianco. Tutto ciò che vedi nella realtà, a seconda di quanta luce riflette, determina nel sistema di generazione dell’ immagine (sensore o pellicola) la formazione di una sua copia ridotta, virtuale, rappresentata attraverso una determinata scala tonale (cioè più o meno grigio – ricorda che il grigio, in gergo, va da nero a bianco).

La luce riflessa dipende anche dal colore di ciò che vedi: un nero riflette nulla; un rosso riflette di meno di un giallo, ecc. Va da sé che una scena multicolore, illuminata in un dato modo, darà luogo ad un determinato “disegno” della realtà in scala di grigi. Ma questo disegno non è immutabile; lo si può alterare. Considerando la luce come fissa e gli oggetti come fissi per semplicità, possiamo cercare di “alterare i colori” per modificare quel disegno o, meglio, la sua scala tonale.

In realtà non è possibile alterare davvero i colori degli oggetti; è possibile però intervenire sulla luce che essi riflettono, in quella parte che giunge all’ apparato di generazione dell’ immagine. Con un esempio tra le pratiche più usate nella fotografia con pellicola, se esponi per fotografare un paesaggio medio, con verde e cielo, il cielo (azzurro) ti verrà facilmente chiaro perché molto più luminoso del terreno. Volendo appesantirlo (scurirlo un po’) bisognerebbe fare in modo che parte della sua luminosità venga “bloccata”.

La sua luminosità deriva dalla luce che riflette, sia come quantità che come colore. Il cielo sereno si presenta spesso azzurro, cioè la luce che riflette è prevalentemente azzurra. Se interponiamo all’ obiettivo un filtro giallo chiaro (in vetro, in fase di ripresa, con ripresa bianconero) otteniamo di bloccare una quota di luce azzurra il cui prodotto nel sistema di generazione dell’ immagine sarà una leggera sottoesposizione sull’ area cielo (e su tutto ciò che si presenta azzurro-blu) che, in scala di grigio, corrisponde ad un grigio più scuro di quello che avremmo senza filtro. Parallelamente, però, il filtro giallo chiaro lascerà passare più luce gialla, quindi tutto ciò che nel paesaggio ha colore che viene reso con il contributo della luce gialla verrà più chiaro. In pratica verrà leggermente sovraesposto e quindi reso in una tonalità di grigio più chiara.

Allora perché, in digitale, scattare a colori anziché in bianconero direttamente? Perché scattare a colori significa portarsi a casa la scena, correttamente esposta (correttamente è un termine improprio perché l’ esposizione fotografica è in buonaparte una filosofia); poi su questa scena oramai virtuale lavorare con calma nella conversione bianconero usando la filtratura (ricorda il discorso di prima) applicandola con software, anziché sul campo, controllando così il trasformarsi dei toni in tempo reale. Si tratta quindi di una scelta puramente utilitaristica, che nulla può circa il fatto che tu "hai visto” in bianconero: in sostanza nessuna contaminazione. Del resto, scusa, chi come me preferisce la pellicola, non si porta a casa un’ immagine invertita, non ancora visibile che per diventare ciò che ha visto subisce un processo di trasformazione?

Ciao
Senza titolo
Senza titolo di Cotoletta commento di Mario Zacchi

Non sei da primi scatti: sei piuttosto brava.
Hai un rapporto con l' inquadratura a tratti fresco e convincente.
Hai un tema (le tracce, i segni, i particolari ...) che sviluppi con una certa coerenza.
Le tue fotohanno un sapore riflessivo e, in buona parte, non appaiono banali, pure con i soggetti più sfruttati.
Le cornici le eviterei.
st
st di Salvatore Gallo commento di Mario Zacchi

Se a stamparla viene come la vedo, cioè conserva quella sensazione di profondità che si crea intorno alla pietra, direi che è bella.
Sempre un po' ruffiana, ma bella Wink
Metropoli islamica
Metropoli islamica di Fabio Moscatelli commento di Mario Zacchi

Anzitutto l' impostazione del tuo messaggio di apertura ha una chiara connotazione politica che non è affatto mitigata dall' avere aggiunto "e lo sarebbe indipendentemente dalla colorazione politica che lalancerebbe,lo sottolineo! " Ce l' ha per la tempestività con la quale pubblichi questa foto accompagnandola da quell' apertura. Questo qui non è consentito. Visto che ormai l' hai fatto, ti dico che il tuo discorso è quanto mai semplicistico per due ragioni: la prima è che estremizzare i concetti per sensibilizzare il pubblico a cui si parla, piaccia o no, rientra nelle strategie dei momenti forti e ad essi questa pratica è funzionale. La seconda è che sotto queste estremizzazioni, che valgono tanto quanto quelle opposte, ci sono in realtà battaglie culturali, affrontate da posizioni diverse. Ciascuna posizione è legittima perché rispecchia un lato di un problema che ha sfacettatute in più di una direzione.

Quella cui tu alludi e che non condividi consta nel porsi questa domanda: fino a che punto, in prospettiva, dobbiamo sacrificare la nostra identità? Non è una domanda oziosa. E' facile commuoversi, soprattutto difronte alla retorica spicciola tipo quella di cui dai sfoggio qui presentando questa foto insieme a quell' apertura. Lo è molto meno ragionare sul problema con una visione il più possibile ampia ed obiettiva che consideri, sì, il fenomeno e l' inevitabile necessità di conviverci, ma anche le sue conseguenze, che non son tutte e solo bacini-bacioni. Tanto per fare un esempio sui genris, qualcuno ricorderà un signore dall' aspetto gioviale che una decina di anni fa o poco più diceva "la Cina è un grande opportunità". Chi lo pensa ancora tra quelli che hanno perso il posto dalle parti di Prato perché le manifatture hanno chiuso? C' è qualcuno che quando compra una t-short al mercato (3 a 10 Euro) si ferma a pensare che dietro quelle maglie non c' è l' Italia, ma c' è la Cina e non quella continentale: quella che abbiamo in casa e che si nasconde nei capannoni sfitti ufficialmente, ma pieni di schiavi gialli, in realtà? E' questa la "grande opportunità Cina"?

Per essere ancor più concreto e nazionale, se nella tua foto ci fossero stati raffigurati i bimbi di una cosca malavitosa intenti su qualche libro come è naturale da piccoli (e se ne avessi le foto vorrebbe dire che ti ha parimenti accolto senza spianare le armi ...) e il fraseggio di apertura avesse recitato, in maniera analoga, "questi sono i futuri malavitosi! ecc..." pensi che non avresti riscosso il facile consenso di chi fa finta di non capire (e sapere) che nove su dieci di quei bimbi finirà sulla strada? Non lo dico io: lo dicono loro di loro stessi.

Troppo facile fare quel che hai fatto tu, che in questo modo dimostri di non essere più acuto di chi ci propina ciò che desti.
E luce fu....
E luce fu.... di axes commento di Mario Zacchi

Un gran lavoro di decorazione su una foto dal sapore neotopografico.
TIMIDA
TIMIDA di fabrizio caratelli commento di Mario Zacchi

Le mani dell' uomo non raccontano nulla, messe così.
Se l' immagine resta così scura e ingrigita il fermacapelli
mi appare troppo grande e luminoso.
Toscana in b/n
Toscana in b/n di Giuseppe Zingarelli commento di Mario Zacchi

Forse inconsapevolemente si riferisce al fatto che si tratta di immagini caratterizzate da un' affollata e disordinata successione di bianchi e di neri che non lavora in sinergia con la disposizione degli elementi nell' inquadratura per creare una suggestione raffinata e non semplicemente psichedelica. Una suggestione che evidentemente piace, ma che personalmente non mi fa dimenticare che si tratta di inquadrature sostanzialmente povere che si reggono solo sull' enfasi posta sul cielo e sulle nuvole dall' aspetto improbabile che lo popolano. A riprova basta guardare quanto poco raccontano i tre scatti senza questo cielo apocalittico.
st
st di lechienandalou commento di Mario Zacchi

a 1+100 quanti puntini ... immagino che non avrai quasi mosso la tank
ma perché questo tempo? per gli occhi? perché non vedo altre zone d'
ombra tali da richiedere uno sviluppo così lento e poco aggressivo
e dalla foto non mi pare ci fosse una situazione di contrasti marcati
posso chiederti temperatura e agitazione effettiva?

bella anche per me, ma occhio perché la modella ti ruba la scena Wink
Inside me
Inside me di Luna Simoncini commento di Mario Zacchi

Tra ritrarre sé stessi e ritrarre gli altri c' è differenza (non tanto e non solo per la tecnica): sapere di che tipo di ritratto parliamo non è secondario. Riguardo a titoli e ad eventuali scritte accompagnatorie mi sa che ci sono posizioni diverse. A proposito mi viene in mente l' analisi di Clarke Graham (La fotografia - Hoepli) in merito a questa foto di Diane Arbus che parte proprio dal titolo per spiegarla; altro esempio, questa volta di commistione tra testo e foto è bene illustrato da Charlotte Cotton (La fotografia come arte contemporanea - Einaudi) quando prende in esame la modalità narrativa e tra gli esempi c' è quello che potremmo chiamare un cartellone: foto+testo. Anche al MIA appena concluso c' era esposta una seie di 4-5 fotografie nelle quali gallegiavano sull' immagine brevi frasi. Direi che il panorama è più articolato di quel che noi abitualmente consideriamo.

La foto proposta fa apprezzare te quanto a voglia di essere creativa. Ma l' insieme, per me, ha il sapore di un gioco, di una prova: un' idea, tanti elementi slegati, poca regia. Ottenere una bella foto non è solo questione di spontaneità: bisogna anche affinare criticamente i fattori in gioco.
in rete
in rete di hulk commento di Mario Zacchi

Molto bello il gesto: dinamico e ben inquadrato. C' è molto dinamismo anche nel contesto: le diagonali eppoi anche le nuvole, che convergono in corrispondenza delle testa. Bella foto.
boh....
boh.... di Fabiocisla commento di Mario Zacchi

Beh! ... ti dirò: semplice, ma molto carina.
st
st di Salvatore Gallo commento di Mario Zacchi

Fresca, questa è fresca. Nel senso che c' è, sì, un po' il suggerimento mauresco, sotto, ma a differnza delle sue, questa è solare (che in bianconero è tutto dire). Se riuscissi a tenere questa linea avresti creato una variante molto piacevole. Dovrebbe mantenersi brillante anche stampata, né ...

PS: se non hai ancora riempito le pareti di stampe, prova un lightbox su questa Wink
Roma segnata
Roma segnata di parsifalrm commento di Mario Zacchi

Senz' altro, nella cornice più ampia della mostra che state realizzando, troverà una sua maggior ragione (ragione piuttosto polemica nei confronti di Mc Donald e nei confronti di chi ne fa uso - la post qui sottolinea).
La raccoglitrice di fiori
La raccoglitrice di fiori di pierino palotti commento di Mario Zacchi

Ci sono diversi elementi compositivi che formano una valida base per dire che questa è una bella foto; ma ciò che la dà una marcia in più è proprio il volto coperto che la apre, sul piano della lettura e dell' interpretazione, ad un completamento lasciato tutto alla nostra soggettività.
Esterni
Esterni di Paolo Dalprato commento di Mario Zacchi

Mettila dove ti pare: quando una foto è bella è bella. Pochi elementi, ma non il solito, noioso minimal; bella composizione, con sapiente bilanciamento delle parti scure; tonalità che fanno sognare (sognare una pellicola colori Cool); quella "leggerezza" che c' è dietro ogni foto autenticamente bella e che racconta di una semplicità nel gesto fotografico.
mist
mist di YoRosco commento di Mario Zacchi

Indovinato il volto con l' espressione cadaverica: per questo funziona.
Troppa roba sopra (e comunque di brutta conformazione).
Sorgente viva
Sorgente viva di clay commento di Mario Zacchi

Moderna. Centrare lo spartiacque e stampare grande su carta lucida oppure montare su lightbox Wink
st
st di Salvatore Gallo commento di Mario Zacchi

Un po' ruffiana Wink Cool
Se è come dici, stampata a dovere farà la sua figura (a filo, senza cornice)
Minilux
Minilux di Nique commento di Mario Zacchi

Trovo ben risolta solo la seconda. Concordo sul fatto che, volendo sceglierne una seconda, la prima le si accosti meglio. Tuttavia in quest' ultima non mi riesce di trovare armonia tra i vari elementi, pure se essi sono tutti tracce univoche di una situazione, di un ambiente. Nell' ultima manca l' obiettivo, secondo me, l' intreccio compositivo che pare essere stato l' oggetto dello scatto e che riesce troppo spigoloso e poco pulito.
Volo di coppia
Volo di coppia di alberto roda commento di Mario Zacchi

Visto che non si può molto in queste situazioni,
i velivoli in b&n sullo sfondo del cielo pressoché bianco
appaiono come qualcosa un po' diverso dal solito.
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