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| La porta dell'infinito di aurelios commento di Mario Zacchi |
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Il commento di Clara è quello che ha meglio colto le debolezze della tua foto: l' inquadratura lascia molto a desiderare e la tensione si spegne perché a partire dalla tangibilità dello sfondo traguardato, tutto riaquista la sua dimensione reale.
Guardando la miniatura (che aiuta l' occhio ad immaginare un dissolversi funzionale all' idea che si può avere su come potrebbe funzionare meglio questa immagine) si ha una diversa e più favorevole impressione. Ciò suggerisce, per esempio, che cercare la messa a fuoco a tutto campo qui non è opportuno, così come suggerisce che la parte in lontananza più compromettente è quella scura: per il peso visivo che richiama l' immagine verso il basso, anziché verso l 'alto; per la senzazione di dettaglio che trasmette e che è antitetica alla suggestione che si vorrebbe.
Ciao  |
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| ... di diego campanelli commento di Mario Zacchi |
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Leggo che in gran parte hanno colpito la luce e l‘ indicatore a zero. Personalmente non sono stimolato in particolare da questo o da quell’ elemento. Trovo piuttosto qualcosa in più “nel complesso della foto”: una lieve, probabilmente incompleta, nota surrerale. Qualche osservazione.
Non trovo immediata la lettura del "peso zero", perché l' indicatore è piuttosto al di fuori del percorso visivo che più immediatamente si articola a partire dall' unica massa scura presente. Tuttavia, siccome un fiore accartocciato (e poi in bianconero) è meno frequente da vedere ripreso, rispetto ad un fiore perfetto e tanto più se proposto così, ciò pone a chi guarda qualche interrogativo in più, chiedendogli una lettura e non solo un guardare, chiedendogli una ricerca di perché, di giustificazioni a quel che si vede e non solo un’ impressione ricavata dall' “aspetto della foto” puro e semplice. Questo favorisce anche la scoperta dei particolari meno immediati, come , appunto, l’ indicatore a zero che rappresenta l’ ambiguità come messaggio (interpretazione che preferisco) oppure un messaggio nella relazione fiore-peso zero (che trovo, però, fin troppo scontata).
Un elemento importante è il riflesso che, per merito della ripresa frontale e della prossimità tonale, tesse la continuità del muro a piastrelle anche sulla base di appoggio, suggerendo l’ idea che in realtà si tratti di un’ unica superficie. Ma non una superficie curvata, come nella tradizione dello still-life da studio più scontato. Una superficie con due dimensioni, ma proiettata verso una percezione unica, piatta (questa cosa mi ricorda un po’ le visioni della pittrice Marta Czok). Questo contribuisce molto nel creare ambiguità (ragion per cui preferisco leggere l' indicatore come fonte di ambiguità) che è un fattore determinante per rendere la sensazione di surreale. In un' immagine che ha anche solo una minima ambizione surreale la realtà non deve mancare; deve solo essere resa ambigua o resa in maniera ambigua e quindi strana. enigmatica, improbabile (secondo me).
In realtà, forse, l’ insieme (cioè gli elementi così accostati) non èpoi così strano, così enigmatico, così improbabile, ma è soprattutto inatteso (che non è poco). Per questo ho scritto all’ inizio “probabilmente incompleta” nota surreale. E tuttavia è un’ immagine che mi piace e che spero dia un buon risultato una volta stampata: fatto complementare alla buona riuscita sempre, ma in questo caso direi anche di più.
Può darsi (ma sarebbe da provare) che creando continuità, a sinistra, tra il profilo bombato di giunzione della scocca della bilancia con lo stacco tra i due toni dello sfondo-basamento, l’ immagine guadagni in ambiguità.
Bravo Diego, una fotina all’ apparenza incardinata sul tuo costante impegno nel coltivare la resa tonale, ma che in realtà rivela anche un contenuto più sottile, più intelligente.
Ciao  |
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| Malinconia di Cube commento di Mario Zacchi |
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Direi che hai sovraesposto un po' e che non si tratta di scansione o regolazione del gamma (un po' alto). Si capisce non solo perché le parti in luce sono molto chiare, ma anche perché c' è molto dettaglio in ombra. Credo sarebbe stato opportuno ridurre un po' il tempo di trattamento per contenere l' effetto del contrasto naturale. Il cielo è sparito; se era sull' azzurro ci sarebbe stato bene un filtrino giallo, immagino. L'aspetto generale è morbido come accade spesso alle scansioni. Magari puoi aggiungere un po' di maschera di contrasto quando vuoi postare.
Ciao.
PS: idem per le altre; stesso rullo immagino. |
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| Fisheye di Edgecrusher commento di Mario Zacchi |
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Un grano di peppe: per me il rischio più grande di un uso acritico di 'ste cose è quello di magnificare lo strumento, facendo dimenticare il fotografo.
E' un avviso (si fa per dire) in prospettiva; ora immagino che tu stia facendo qualche esperimento.
Ciao  |
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| volare di davide molteni commento di Mario Zacchi |
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Siamo pochi e malpagati
Non necessariamente cronologico; potrebbe essere un' impostazione, ma non la trovo necessaria. Anzi: potrebbe essere anche troppo scontato vederla in questo modo. Non mi precluderei quindi altre strade, tanto più che la cronologia è legata indissolubilmente al percorso che puoi imporre allo spettatore. Se esponi in una sala non è detto che tu riesca ad imporre la successione che vuoi; è più facile che lo spettatore prenda le foto come frammenti di una narrazione perché magari gurda questa poi salta a quella dopo perché davanti a quella prima c' è qualcuno. Ecco che la cronologia, in un certo senso (quello che immagineremmo noi) va un po' a farsi benedire. Qui (nel web intendo) è diverso, come lo sarebbe se realizzassi una proiezione.
In sintesi: foto più significative. Poi se hai l' opportunità di scegliere un ordine sapendo che puoi contare sul fatto che il destinatario le leggerà nella sequenza che hai immaginato tu, tanto meglio.
Ciao  |
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| Omaggi e Tributi #01 di Mister Solo commento di Mario Zacchi |
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eh ... ma la brocca di Picasso sembra una signora panciuta, sofisticata, pettegola e con il cappellino.
E le due mele a terra sembrano esauste (del suo parlare).
E' un po' difficile competere  |
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| Dentro - fuori 2 di piinorico commento di Mario Zacchi |
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La sezione ti ha penalizzato perché hai indotto a cercare un significato, come ti ha speigato Ueda, nella singola foto e nel suo contenuto in rapporto a ciò che ci aspettiamo di vedere in questa sezione. Sotto questo aspetto in effetti non sembra avere molto da dire.
Ma in realtà questa è una foto molto bella. Non mi riferisco tanto alla sua valenza estetica che ... non c' è nel senso stretto del termine. Mi riferisco alla capacità che ha di proiettare l' osservatore all' interno dell' ambiente per poi obbligarlo a guardare oltre: cioè fuori. Se ho capito lo scopo dei due scatti che hai pubblicato, devo dire che sei in tema e ci sei molto bene. L' altra (che come foto per questa sezione forse non entusiasma) ha il medesimo potenziale di questa per lo scopo della tua ... la chiamiamo ricerca sul dentro e fuori?
Ne avessi qualche altra su queti livelli e ne verrebbe fuori una proposta interessante, ma da sottoporre a chi guarda tutta insieme, altrimenti si perde il senso del globale. Infatti se anche questa (per far un esempio) l 'avessi proposta in varie, probabilmente le impressioni si sarebbero limitate all' oggettività delo scatto, tralasciando l' idea di quello che vuoi suggerire che si presta di più ad un progettino.
Ciao
PS: non è nuovissimo eh ... però val la pena, secondo me, se lo sviluppi (se poi non l 'hai già fatto) |
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| Se non ora quando di fidelio80 commento di Mario Zacchi |
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Sono scatti "nel mucchio" che inevitabilmente portano ad inanellare una serie di volti, di espressioni che da soli non bastano per raccontare l' avvenimento.
Ciao  |
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| volare di davide molteni commento di Mario Zacchi |
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Nelle foto in volo, per la linea narrativa che immagino tu avessi in mente, si prestano meglio le inquadrature che inglobano l' ala, tipo Alto. Le altre appaiono un po' troppo generiche, come generiche sono diverse riprese a terra: ci sono dei flash sul luogo, ma manca la storia. Non cambierei lo stile: o colore o bianco e nero. Molto bella Mat; molto approssimativa l' apertura.
Ciao  |
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| Come un giorno di sola pioggia di Massimo Genovesi commento di Mario Zacchi |
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... però l' quell' elaborazione lascia immaginare un atteggiamento (e quindi uno scopo) diverso da quello che caratterizza questo genere di fotografia, che non vuole ricreare né aggiungere.
A partire dalla breve selezione di foto che hai pubblicato nella tua galleria ad oggi, la mia impressione è che il tuo soggetto siano scenari proposti in chiave enigmatica (soprattutto attraverso la post o la modulazione del chiaroscuro) all' interno dei quali l' uomo compare come un elemento di questa dimensione, più che come il vero protagonista.
Ciao  |
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| Museo di storia naturale di filippo1978 commento di Mario Zacchi |
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Dopo aver letto il successivo intervento di Nerofumo, quel che ho scritto in maniera sintetica prima ho avuto l’ impressione che possa essere interpretato come una frase rituale, frutto di una lettura sbrigativa e acritica delle foto. Quindi mi sento in dovere di essere più chiaro. Tuttavia non posso evitare, prima, una doverosa ammissione: di fronte a tante fotografie manierate mi annoio e il modo (tuttaltro che manierato) di fotografare di Filippo, al contrario mi stimola parecchio e mi piace. Sicché, da quando ho avuto il piacere di iniziare a guardare le sue proposte, anche se non ho tempo di scrivere abbastanza come merita, lascio volentieri un complimento. Siccome credo fermamente che lui sia un fotografo di buon livello, immagino che intenda cosa c’ è dietro quel complimento.
Sfogliando la sua galleria ci si rende conto facilmente che non è certo una persona alle prime armi. Ci si rende conto che ha un modo di fotografare che personalmente definirei abbastanza istintivo, immediato, pronto a cogliere e rendere soprattutto un momento, una sensazione: la sua. Guardando le sue foto si può, io credo, arrivare a vederlo mentre scatta. Può catturare completamente o, al contrario, generare un rifiuto totale questo suo modo, come accade a tutto ciò che non appartiene all’ usuale, al manierato, a quel genere che dovunque lo metti non stona, tipo le foto dell’ Ikea.
Sfogliando la sua galleria è difficile immaginare che riflessi talmente invasivi, macroscopici se si trattasse di errori, non siano in realtà una scelta precisa. La butto là: i riflessi sono la rappresentazione di quell’ ambiente vitreo e al neon che imprigiona una natura ormai morta, una natura grottesca fatta di sguardi minacciosamente inespressivi, di fauci crudelmente innocue, di orbite echeggianti, di sonno in formalina. Una natura che da dietro quei vetri ci guarda e nel silenzio irreale delle sale (che si può avvertire in queste foto) ormai muta ci pone domande.
Sfogliando la sua galleria si possono forse trovare anche prove che si ritengono più significative di questa: perché non sempre si riesce ad esprimersi al medesimo livello, perché non tutti i soggetti hanno un identico livello di impatto su chi guarda. Ma personalmente trovo continuità con le sue scelte espressive e quindi non posso che prendere questa serie di scatti come qualsiasi altra sua: un’ occhiata, una sensazione, uno scatto.
Ciao  |
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| :: S.T. ... di 00infinito00 commento di Mario Zacchi |
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Il vaso a me pare la principale contraddizione di questa foto. Chiede profondità, ma l' inquadratura molto stretta e l' assenza di chiari riferimenti prospettici gliela negano decisamente. Nella foto domina il tratto (muro, stelo, rose ...) ma il vaso non ha tessitura superficiale ed è illuminato in maniera tale da rendere questo ancor più evidente. Nell' insieme è un elemento che appare estraneo alla coerenza della scena. Resta da capire se lo scopo non fosse esattamente questo: provare ad inserire un protagonista in maniera marcatamente sfacciata. Personalmente ho qualche dubbio che si tratti di questo, perché la sfacciataggine non nega un certo stile, mentre qui a me pare che il risultato riveli, più che altro, la necessità di prendere maggiore confidenza con le potenzialità di soggetti come questi.
Ciao  |
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| il lago dei cigni di diego campanelli commento di Mario Zacchi |
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Comandi ! A tratti ci sono, a tratti scompaio seppellito dagli impegni ... ma sono ancora vivo
Ciao
PS: come spesso mi accade, dopo aver girato e rigirato una foto tra le mani e aver finalmente concluso che .... ... la riguardo a breve e sono pronto a ricominciare daccapo. Anche il tuo taglio ora mi convince e quindi non so come alla fine la vedrei, quella 9. Te lo dovevo. |
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| craco di ozio bao commento di Mario Zacchi |
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Un suggerimento. Prenderei spunto dal primo intervento di Flavio per articolare l' eventuale reportage. Il rischio di proporre la solita carrellata di rovine è concreto se non si riesce ad incardinare il lavoro intorno ad una storia che consenta di immedesimarci in qualcuno. Qualcuno che, in fin dei conti, potrebbe essere ciascuno di noi, se la sorte girasse un giorno a nostro sfavore.
Ciao  |
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| il lago dei cigni di diego campanelli commento di Mario Zacchi |
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Quasi tutto questo breve porfolio si rifa abbastanza chiaramente alle riprese più classiche fatte a questi begli animali. Nella 9, sotto questo aspetto, ti sei espresso al meglio, cogliendo uno scatto raffinato, romanticamente assertivo e potenzialamente molto equilibrato sul piano dell' inquadratura, nonostante tu abbia giocato tutto con due elementi di peso radicalmente diverso. Guardandola e riguardandola l' ho immaginata anche con un taglio leggermente più stretto. Te lo allego, tanto per chiacchera
Come dicevo prima quasi tutto il portfolio si rifa un po' alle riprese più classiche, ma non nella 5; lì hai osato qualcosa in più. E hai fatto bene: l' immagine ha un bel sapore.
Ciao  |
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| always malaise 3 di masce74 commento di Mario Zacchi |
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Curioso come il palo della luce eviti a questa immagine (dal soggetto un po' critico, in questo senso) di apparire sdolcinata e prevedibile: a volte basta davvero poco. Però mi piacerebbe sapere se lo hai fatto di proposito o se solo non sei riuscito ad escluderlo.
| davedamato ha scritto: | | però oserei un po piu con i neri, cioè li renderei piu cattivi, cosi' come le luci le schiarirei. insomma, renderei tutto più marcato, senza rovinarla! |
E la rovineresti ... Benché incisiva in questo senso, l' aspetto grafico non è il tema cardine di quest foto, quindi non ha senso esasperarlo. Addirittura mi augurerei il contrario (ma la foto avrebbe dovuto esser fatta con altri mezzi).
Ciao  |
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| **** di Minox commento di Mario Zacchi |
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| EOSman ha scritto: | | Sai quando sei di fronte ad una di quelle foto che ti attrae, ma non riesci a capirne il motivo? Ecco...questa è una di quelle. Mi piace e basta. |
Guarda la sottile differenza di espressione tra i due protagonisti: entrambi sono fisicamente coinvolti nello stesso momento, ma i loro pensieri sono in realtà assai diversi. E' per questo che ti piace; è per questo che si tratta di una foto davvero bella, da vero maestro (se non è stato un colpetto di fortuna )
Bravo Minox e benvenuto.
PS: sposto la foto in ritratto, perché in questa sezione accogliamo solo le serie di scatti a tema. |
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| Bodnath di grunland commento di Mario Zacchi |
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La parte ritrattistica mi pare composta di immagini complessivamente interessanti, in particolare quella con il bimbo. All’ insieme credo però manchi la rappresentazione di quei momenti vitali che fanno da sfondo e che contestualizzano la ritrattistica stessa. La loro mancanza, io credo, fa percepire le serie così imbastite come l’ abituale carrellata di sguardi e/o di micro situazioni che alla fine rischiano di apparire sempre uguali a sé stesse, quasi come se, al limite e per fare un esempio, il Tibet e il Perù fossero indistinguibili.
Naturalmente ciò non significa in alcun modo che le singole buone foto non restino tali: per esempio la già menzionata 5 e la 11 che personalmente ritengo essere le più intense. Ma pure La 9, la 4 (un po’ limprecisa sotto) la 8 e la 10. La parte più architettonica la trovo chiara, ma non molto ricercata.
Ciao  |
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