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| Quello che c'è stotto 2026 di Antonio Mercadante commento di Bruno Tortarolo |
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Grande, grandissimo lavoro, mi mancano perfino le parole per definire ''l'eterna'' profondità di queste immagini, la chiusura è da autentico professionista dell'immagine, come dire tanti occhi hanno visto ma ora è il momento di chiuderli e far scorrere il tutto come un sogno.
Complimenti * |
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| Quello che c'è stotto 2026 di Antonio Mercadante commento di Antonio Mercadante |
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E si Franco, sono ormai tanti anni, è bello scorrere le gallerie e ripercorrere tutta la strada fatta. Grazie mille per questo gran commento ma tieni sempre pronte le bacchettate P.S. L'anno prossimo ci organizziamo assieme!
Giuseppe, mi onori
Alessandro, grazie mille |
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| Quello che c'è stotto 2026 di Antonio Mercadante commento di randagino |
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La didascalia è importante per inquadrare bene il senso di quegli sguardi.
Probabilmente anche senza, la sequenza manterrebbe la sua forza, ma così è davvero bella.
Una intuizione geniale concentrare tutto in quegli occhi!...
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| Quello che c'è stotto 2026 di Antonio Mercadante commento di Francesco Ercolano |
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La bellezza di essere utente attivo di questo meraviglioso sito da ben diciotto anni (quest'anno divento maggiorenne ) è aver avuto la possibilità di seguire il percorso di Fotografi di talento come te.
L'appuntamento annuale con questa manifestazione che ci regali è una continua scoperta, un continuo approfondimento e soprattutto un piacevole viaggio nel tuo percorso fotografico.
Trovo splendida l'idea degli sguardi all'insù.
Una serie magnifica, Antonio.
Te lo dico sinceramente.
Tutte bellissime, perfetta la scelta del bianco e nero.
Non saprei dirti il perché ma la 10 mi piace particolarmente; se lo conosci il ragazzo merita una seduta fotografica personale .
Lo trovo intenso ed espressivo.
Complimenti amico mio e mannaggia non riuscire ad esserci a questo evento qualche volta.
Mai dire mai.
Un abbraccio,
Franco
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| Quello che c'è stotto 2026 di Antonio Mercadante commento di Antonio Mercadante |
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Nola (NA), festa dei gigli, tra paganesimo e cristianità va in scena una perfetta fusione delle due cose, durante una manifestazione in cui strutture di legno e cartapesta alte 25m circa, ospitanti impianti audio, bande musicali e altro, vengono fatte ballare da schiere di persone chiamate paraze. Come se non bastasse, i gigli per più di 12 ore, vengono "trasportati" a ritmo di musica attraverso un circuito cittadino dove resistenza e destrezza celebrano la paranza più forte. Quanto detto è veramente poca cosa, c'è tanto da dire su questa festa che ha tutta una serie di rituali preparatori che si dipanano per un' anno intero. Molto spesso durante la festa si guarda in alto per seguire il giglio della propria paranza, l' attrazione dell' evento, ma quello che ho sempre trovato veramente straordinario si trova molto più in basso, in poche parole quello che c' è sotto.
Suggerimenti e critiche sempre ben accetti |
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