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| Pier 7 di AlexKC commento di pamar |
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| AarnMunro ha scritto: | Marco,
torna a fare il commentatore da noi in staff.
Altrimenti ti sospendo ogni notte dalle 3 alle 4 del mattino.
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Torna? Ma veramente io non sono mai stato commentatore.
Azz. tra le 3 e le 4 sforno i commenti più validi...
Marco |
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| Pier 7 di AlexKC commento di pamar |
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Si parte dalla bellezza e dall’attrattiva del soggetto, il luogo immortalato. Ma questo da solo non basta per fare “uscire” una bella fotografia. Vedere dal vivo il paesaggio, esserci davvero, vivere il luogo e poter spaziare con lo sguardo non è come vedere una fotografia dove la vista è, per forza di cose, e per obbligo del mezzo riproduttivo obbligata, vincolata. Ne consegue che un’immagine fatica a rendere ciò che si percepisce e vive dal vivo (non solo vede ma percepisce e coglie). allora che dire? Dico che senza ombra di dubbio le scelte compositive, di inquadratura, pdc, simmetria adottate dal fotografo, near-far sono le migliori possibili. sono capaci di riprodurre al meglio il luogo ed il momento. Ma non solo, il tutto esalta e sottolinea quegli aspetti che, forse, non balzano da subito all’occhio essendo li ma emergono piano piano. L’occhio del fotografo è capace di sottolineare tali elementi presi magari fra decine di altri. Complimenti.
Marco |
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| Scilla, un tramonto di genesis commento di pamar |
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Ci sono passato due volte a distanza di tempo in questo post perché trovo sia uno scatto veramente intrigante ma c’era un elemento compositivo che non mi convinceva ed ho voluto rivederla a posteriori per capire se la mia impressione iniziale sarebbe stata mantenuta. Non capita anche a voi a distanza di tempo, a mente fredda, di cambiare un poco una valutazione iniziale di uno scatto ? A me si, ed anche con i miei. Cose che reputavo buone riviste a distanza di tempo mi deludono (o vice versa). Comunque, a distanza di qualche ora la mia idea iniziale per questa foto è rimasta invariata. Allora, trovo, come detto, che sia un’idea veramente buona. Tre rettangoli di colore immersi in una superficie scura: tre bagliori cromatici vivi e vividi che risaltano in mezzo al nero. Anche per tale motivo non penso sia utile ridurre la superficie scura. Il tutto si riduce a grafismo e forme; forme che contengono scene concrete e cromatiche. Essendo (per me) un immagine con forti risvolti basati su forme e grafismo sono convinto che sia necessaria una buona dosa di simmetria geometrica. Per questo trovo che renda meglio una perfetta simmetria delle forme, quindi la parete che porta la finestra centrale (e di conseguenza lei) orizzontale e non angolata rispetto al fruitore. L’ideale sarebbe le due pareti le due finestre laterali angolate, ma so che non è possibile perché quella di destra è sulla stessa parete della centrale. Comunque ci vedrei immancabilmente la finestra centrale orizzontale. Questo anche perché la centrale si discosta cromaticamente dalle altre due ed è elemento centrale (non solo come posizione…ma anche come temperatura cromatica). Comunque, bando alle ciance, notevole, affascinante e accattivante questa fotografia.
Marco |
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| Critica al buio - Foto 072 di redazione4u commento di pamar |
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| Arnaldo A ha scritto: |
Lo scatto risale ad un mattina molto presto di Agosto nella piccola baia di Vallugola PS..Arnaldo |
Ecco, appunto, io l'avevo presa per tarda serata....
Ma quanto detto "potrebbe" starci. No?
Marco |
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| Eternal City di PieroF commento di pamar |
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Esercizio tecnico ? Non saprei. Dipende da come ci si pone nei confronti di tale termine. Per me un esercizio tecnico significa maestria nell’usare il mezzo in condizioni impegnative. Io in tale scatto non vedo difficoltà tecniche. Ci vedo piuttosto un’ottima gestione e capacità compositiva, di una scena che avrebbe potuto essere molto ma molto standard. Io qui lo standard non lo vedo. Con standard intendo che, di prassi, di fronte ad una veduta di una città si è portati a due scelta: 1) mettere dentro al fotogramma il piu’ possibile ampliando la scena 2) parzializzare la vista accentuando la densità di edifici (magari schiacciando la distanza prospettica). In questa foto vedo invece una piacevole divisione in fasce orizzontali che danno il ritmo ed accentuano l’estensione in profondità e, cosa che da subito mi ha colpito, una sorta di “imbuto” che introduce alla scena. Mi riferisco alla presenza dei caseggiati chiari ai due lati del primi piano insieme al supporto dato dalla vegetazione loro antistante. Per me non è una veduta così comune.
Marco |
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| Prove B&W. di giovanni schiavoni commento di pamar |
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A livello di B&N direi che per quanto vedo è ben fatto. Tendenzialmente oggigiorno vi è la prassi di accentuare molto i contrasti nel B&N; moltissime immagini in rete lo testimoniano. Questa operazione rende gli scatti piu’ visivamente d’impatto ed accattivanti ma, di conseguenza, porta spesso a perdere un paio di zone ai due estremi del sistema zonale (di A.Adamsiana memoria ma comunque sempre valido e metro nel giudicare un B&N). In parole povere si incorre nel rischio di chiudere le ombre e bruciare i bianchi (molto semplice chiudere troppo i neri e le ombre) incorrendo in zone illeggibili per la scurezza. Niente di male nel chiudere gli scuri, ma se le zone scure sono molto estese allora son dolori. Nella tua fotografia i chiari (cielo) e gli scuri (prato, vestiti delle persone e finestre) sono ancora ben leggibili. avresti potuto giocare con i contrasti per rendere i grigi piu’ “punch” ma, di conseguenza, aumentando troppo i contrasti tutti questi elementi sarebbero divenuti (parlo degli scuri) delle macchie nere. Quindi direi bene cosi’.
Marco |
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| Trieste - Città Vecchia img.068 di essedi commento di pamar |
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Senza scendere nella descrizione della fotografia, da subito mi è sorto un interrogativo. Perché il formato quadrato ? Per come la vedo io il formato scelto dovrebbe aggiungere un qualcosa che altri formati non fanno. In questo caso io (parere strettamente personale chiaramente) non trovo elementi costruttivi o estetici che privilegino l’1:1 rispetto ad un 3:2…..anzi forse è il contrario.
Marco |
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| Critica al buio - Foto 072 di redazione4u commento di pamar |
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Uno scorcio di una spiaggia piena di ombrelloni e lettini. Solitamente è imbolo di una stagione turistica estiva che vede le spiagge con gli stabilimenti balneari dense di gente. in questo caso la cosa che colpisce, da subito, è la totale assenza di persone. Ma non solo, non ci sono oggetti o cose legati alla presenza di persone, oggetti che ci si aspetterebbe di trovare quali teli mare, vestiti appesi agli ombrelloni e tutti i giocattoli dei bambini: palette, secchielli e formine o qualche palla colorata. Poi uno scopre subito l’arcano. La spiaggia è deserta perché è sera e la gente se ne è andata ritirando tutte le cose. Lo testimonia anche il fatto che parecchi ombrelloni sono ancora aperti, segno che erano stati occupati e che il personale del bagno non è ancora passato a chiuderli. Efficace anche l’inquadratura, densa di ombrelloni e lettini. Forse piu’ “pulita” senza ombrelloni/lettini tagliati ai lati ? Non direi perché tale aspetto ribadisce la densità e pienezza di oggetti del luogo…e poi sfido chiunque a non troncare qualcosa in una scena del genere volendo mantenere il numero di elementi presenti.
Marco |
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| moon_27082020 di GiovanniQ commento di pamar |
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| GiovanniQ ha scritto: | Grazie Daniele e Marco per il passaggio, si una prova, per il risultato inservibile non so, a me serve per emozionarmi nello scattare cosi ravvicinato, volevo condividere questa cosa con voi, ovviamente il mezzo utilizzato non e' dei piu' professionali o indicati  |
No, no non vorrei passare per rompone. Il termine inservibile è riferito alla qualità globale. Certo la soddisfazione nel farla è senza dubbio impagabile
Marco |
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| B2 di opisso commento di pamar |
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Ciao Marco,
ho letto con interesse il tuo intervento. Probabilmente non sono stato chiaro nell’esprimere il mio pensiero, o forse l’ho fatto troppo di fretta senza precisare bene il concetto che intendevo esprimere. forse è il termine “accattivante” che ha portato fuori strada. quello di cui sono convinto è che talune tematiche estetiche e concettuali difficilmente si esplicano in modo pienamente comprensibile tramite una singola immagine. Prendo come esempio (permetti ?) la tua immagine. Si tratta di una raffigurazione di un paesaggio comune che non presenta attrattive particolari. Luogo comune, dettaglio ripreso che non presenta un quid che colpisce chi la guarda. Messa a fianco con una scena di un panorama montano idilliaco sono certo che il favore della maggioranza dei fruitori andrebbe a quest’ultimo. qualcuno penserebbe che l’autore della tua foto non aveva nulla da fotografare e preso dalla voglia di usare la nuova reflex è uscito dalla porta di casa e ha scattato quello che c’era. Diverso, e immancabilmente diverso, sarebbe l’impatto se la fotografia non fosse sola ma parte di un portfolio. Il tutto porterebbe a pensare ad un lavoro pensato e voluto (attenzione, non ho detto bello, ma immancabilmente non frutto dell’improvvisazione ma di un preciso volere dell’autore. Un fotografia singola deve essere supportata da “anche” altre qualità per interessare il pubblico. Difficilmente il racchiudere un messaggio anche dirompente la rende capace di esplicitarlo in pieno. Non sempre è cosi’ beninteso, ma in linea di massima dico di si. Quindi il termine accattivante non è il massimo. Volevo dire che un pezzo singolo deve essere capace di esprimere da solo un determinato connotato, che sarà quello che lo caratterizzerà. Passami il paragone ma è come esprimere un concetto con una parola sola o con una frase compiuta. La frase “c’è un fiore dietro la casa” risulta chiara. Se prendo la parola “dietro” essa da sola non dice molto. Ma la parola “dietro” risulta fondamentale nella frase ed è capace di esprimere la sua completezza.
Marco |
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| B2 di opisso commento di pamar |
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Sono profondamente convinto che, in casi del genere, una fotografia da sola non riesce a veicolare l’intento dell’autore ed il suo fine. Uno scatto singolo, se non coglie l’attenzione e non smuove l’interesse del fruitore corre il rischio di venire subiti e senza riserve bollato come mediocre ed insulso. Uno scatto singolo per primeggiare deve contare su un soggetto accattivante, un’estetica che rimane impressa o immortalare un soggetto/momento/ situazione degno di nota. Lavori che sottendono una ricerca e/o uno sviluppo tematico o concettuale che non hanno connotati immediatamente espliciti ed accattivanti devono poter contare su un insieme che sviscera e sviluppa il tutto. Un portfolio in questi frangenti è un male (male?) necessario ed atto ad esplicitare la ricerca ed il messaggio/fine del lavoro.
Marco |
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| moon_27082020 di GiovanniQ commento di pamar |
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Mmm....secondo me non ci siamo. Esperimento interessante per l'autore, l'uso di tale lente, ma il risultato è inservibile.
Marco |
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| Baia Vallugola Ps. al sorgere del Sole.. di Arnaldo A commento di pamar |
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Ciao Arnaldo, prendi bene la mia valutazione. Tieni presente che hai a che fare con un fissato e maniaco del lineare e semplice (che a volte sfiora lo scabro…). La giudico una fotografia piacevole ed arricchita da tinte affascinanti. Tuttavia io, non so perché, ma trovo superflua tutta la parte destra. Io ci lascerei solo e soltanto la sinistra, escludendo tutta la costa. Solo ramo, sole, mare e cielo. Sono esagerato?
Marco |
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| S.T. 472 di Dorian Gray commento di pamar |
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Bella. Bella prima e dopo. Mi spiego. Sovente un’immagine ci colpisce dal primo sguardo che le diamo. Sono le cosiddette immagini wow, quelle che giocano con un effetto di stupore che colpisce chi la guarda da subiti, immediatamente. Non serve un’analisi approfondita per cogliere i connotati che, magari, emergono piano piano e devono essere “assimilati” e fatti propri. A volte, tali immagini wow, puntano tutto e solo sullo stupore iniziale ma analizzate con calma non mantengono le promesse e premesse iniziali. Questa fotografia senza dubbio colpisce da subito, ma riguardata con la dovuta calma mantiene le iniziali doti. Non stanca e non si ha certo noia o decadimento. Costruzione, luci, tonalità, colori. Trovo che tutto meriti di essere come è stato immortalato. un paesaggio accattivante ma che merita di essere illustrato non solo per la sua bellezza ma anche per come tale bellezza è stata colta.
Marco |
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| St di littlefà commento di pamar |
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Le fotografie in controluce……
sembra una cosa ben piu’ semplice rispetto ad una fotografia “normale”. In fondo mancano tutti quegli elementi che vanno curati per rendere la scena ottimale. Non ci sono per esempio i colori ed il conseguente obbligo di dosarli come saturazione o il vincolo di abbinarli per un risultato visivamente accattivante. Non c’è neppure il pericolo di esagerare. E poi non bisogna curare i vari elementi presenti che sono caratterizzati da dettagli e particolari del loro volume e all’interno del loro volume. in fondo siamo di fronte a semplici forme completamente nere, no? Eppure, per me, non sempre è vero che un controluce è più semplice, anzi. Proprio perché tutto è ridotto a forme nere è facile, anzi facilissimo pasticciare e perdere l’identità delle cose. Se due elementi (forme) non conservano i loro perimetri puliti e nella loro interezza, congiungendosi con altre forme succede un disastro. Prendiamo per esempio due o tre figure umane, sovrapponiamole parzialmente; se sono illuminate non ho problemi a riconoscere cosa sono. se sono in controluce esse si riducono a forme nere. Se sovrapposte perdono i propri confini e succede un pasticcio. In fondo si tratta di macchie nere senza tridimensionalità o elementi interni. Perdendo i bordi nella loro interezza perdono anche l’unico elemento che le caratterizza ed identifica. Tutta questa pappardella per dire che il pregio di questo scatto è l’avere conservato i perimetri inalterati degli elementi, senza frammischiamenti degli oggetti o persone. guarda per esempio il pescatore accucciato. E’ davanti o dietro all’altura sabbiosa ? non vi è profondità nei controluce; si capisce bene cosa o chi è grazie al bordo del capo e la canna da pesca. Diversi elementi ma ognuno identificabile perché c’è quanto serve. Buonissima.
Marco |
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| psycho.killer di filippo de marco commento di pamar |
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Uno dei connotati che rendono un' opera avvincente è la sua non totale chiarezza e la conseguente possibilità, da parte del fruitore, di “plasmarla” interpretandola secondo il proprio io e modo di vedere, capire. Si ha allora una sorta di capacità di rendere l’opera intimamente propria. Questo, a mio avviso, è riconducibile a molteplici opere artistiche, dal cinema alla pittura alla fotografia ecc, insomma tutte le discipline visuali (e non solo esse). Per rendere l’operazione riuscita, avvincente ed efficace, per come la vedo io, serve un connotato stabile e univoco, senza possibilità di errori o libere interpretazioni, unito ad un elemento non lampante, non chiaro e possibile di diverse e molteplici visioni o interpretazioni. Una sorta di testo chiaro che racchiude una parte offuscata e non a fuoco (passatemi la similitudine). Ecco, la presente fotografia, a mio avviso, manca dell’elemento stabile e solido; la base dalla quale si dipanano i punti interrogativi. Io, senza l’ausilio del titolo, avrei faticato ad immedesimarmi in quanto era nelle intenzioni dell’autore. Un’ ottima idea ma una traduzione di essa non eccelsa.
Marco |
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| All'inseguimento del drago giallo di rrrrossella commento di pamar |
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piacevole immagine che dimostra il saper “vedere” scene e momenti accattivanti. Tralasciando l’aspetto piu’ propriamente compositivo trovo che il punto fondamentale che valorizza questa immagine sia il colore giallo della struttura/drago che si amalgama perfettamente con l’azzurro del cielo. Questo il positivo. Come tagli/composizione invece penso potesse essere maggiormente curata eliminando o inquadrando in modo diverso vari elementi quali i lampioni sulla dx oppure alcuni scooter. Personalmente ho notato un affascinante gioco di ombre sul terreno a destra. Io personalmente le avrei incluse nella loro interezza.
Marco |
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| La pallina di essedi commento di pamar |
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Guardando questo scatto mi sono sorte subito due considerazioni. Si tratta indubbiamente di uno scatto dove si avverte l’occhio del fotografo nel cogliere una situazione, magari momentanea, ed immortalarla istantaneamente. Un momento che non prevede la possibilità di repliche. D’altro canto, a mio personale avviso, trovo la composizione della scena deficitaria riguardo al framing adottato. Penso che l’esigua porzione del personaggio raffigurato dia un’idea di mancanza e questo si traduce in una mancata sottolineatura dell’atteggiamento dell’uomo che si stira per reggere la pallina in posizione. Questo suo atteggiamento secondo me è un connotato importante e saliente della scena. Magari, senza eccedere o esagerare, un quarto in piu’ o un piano americano sarebbero stati buona cosa.
Marco |
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| Il Confronto - 7 di redazione4u commento di pamar |
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Cosa aggiungere dopo l’analisi di Vittorione? Ha esposto i connotati fondamentali che caratterizzano le due immagini, focalizzandosi su come da essi derivino le similitudini e differenze fra le due fotografie.
Aggiungo solo che, quanto mi ha raggiunto immediatamente, appena viste le due immagini affiancate, anche se solamente grazie alle riduzioni, è stata la differenza di “profondità” delle due. Chiaramente essa deriva dall’uso di focali e zone di primissimo piano diversi. Tuttavia, da un’analisi, successiva, secondo me anche le due diverse ed opposte colorazioni degli spazi hanno il loro peso. L’una con un uso preponderante dei neri, l’altra con una tinta opposta (il bianco). Ed inoltre la prima con la fascia nera in zona alta e la parete marmorea prossimale. La seconda con la fascia bianca in zona prossimale. Forse cosi’ si crea una sensazione visiva di maggiore “apertura” ed ariosità che, insieme con le diverse prospettive, gioca ad accentuare nella seconda l’idea di profondità.
Marco |
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| Processo del Verde di Tia commento di pamar |
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Uno scatto emblematico. Se lo giudichiamo con i canoni della fotografia paesaggistica classica convengo con il giudizio espresso da Arpal. Piatta, troppo vuota, cielo anonimo ecc. Insomma mancante di tutti i connotati che dovrebbero caratterizzare una fotografia come si deve di paesaggio.
D’altro canto (per me) ha un suo fascino ed un suo perché. Ci vedo una trasposizione verso qualcosa che da elementi naturali punta verso forme, geometrie, spazi vuoti costellati da forme. Allora non hanno ragione di esserci un cielo intrigante, una ricerca di tridimensionalità e colori accattivanti. Anzi, addirittura io la trasformerei in un B&N senza contrasti troppo marcati, per sottolineare solamente le forme. E poi, indubbiamente, ci vorrebbe un portfolio giocato su tali connotati, non basta una singola prova.
Questa è la mia personale valutazione. L’autore inseguiva una foto del genere o si tratta solamente di uno scatto classico “mancato”? A questo solo Tia puo’ rispondere.
Marco |
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