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| Anna di Gino Quattrocchi commento di onaizit8 |
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Trovo che le ombre delle tapparelle (probabilmente) laterali da destra che lasciano un segno a strisce sul volto e anche poi sul resto del corpo non siano proprio la cosa più gradevole da vedersi.
Per il resto mi sembra una buona inquadratura con un espressione della modella però poco accattivante.
Ciao Tiziano |
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| Lo starnuto di Gino Quattrocchi commento di Clara Ravaglia |
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Anche questa immagine la ricordo bene... la vidi tempo fa ed è il tipo di ritratto che non si dimentica facilmente.
Perché quando una vita si riassume tutta in ritratto, che la contiene, la protegge e la offre allo sguardo avvolta in un guscio di trasparente empatia.... non si può che allargare le labbra in un sorriso di vera compassione, di comprensione per quello che in fondo tutti siamo o diventeremo.
E un'ombra di inevitabile tristezza si addolcisce e diventa solo una tenera malinconia.
Ci son tracce di vecchia nobiltà, di civetteria, di bellezza antica in questa donna anziana:
Gi occhi chiari, ancora limpidi, di cui solo uno ancora punge qui con lo sguardo..... i capelli che si allargano tesi ed elettrizzati da cento primavere, ma ancora lunghi ad incorniciare il capo, anche se ormai radi come rametti di una simbolica corona di spine....
Senza l'avorio dei denti, senza l'oro di un gioiello, solo le tracce di una personalità che fu, che piange se stessa in un urlo soffocato che pare uno sbadiglio o viceversa, ma in fondo lo star sul far della terra, ha in fondo la stessa durata di un attimo, la stesso rapidissimo svolgersi rispetto al tempo assoluto.
Delle vera, piena lei, quella che fu, forse resta solo quella mano pudicamente sfocata, stretta attorno al bianco del fazzolettino, che trattiene struggente qualcosa che solo lei conosce, di cui tutto il ritratto racconta senza mostrare, come un dipinto scarnificato dal tempo, di cui solo vaghi tratti restano in testimonianza.
Se poi pensiamo che in fondo.. è solo uno starnuto.....
Ciao
Clara
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| Lo starnuto di Gino Quattrocchi commento di aerre |
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E’ incredibile quanta espressività riesca a condensarsi in questo magnifico scatto del nostro Gino.
Il momento è quello giusto, ...cercato e calibrato con precisione assoluta, perchè è quello che realizza tutta la dinamica espressiva del ritratto: quello in cui la signora “carica” il fiato; il viso si deforma in una maschera di grande tensione cui pare fare eco il movimento dei capelli; ...i lineamenti si stirano nell’istante prima di una fragorosa esplosione, ...ma un occhio resta vigile e aperto sul mondo.
Né un attimo prima, ...né un attimo dopo, il nostro Gino avrebbe dovuto scattare ed è questa precisione a consentire al ritratto una sorta di “farsi” sotto i nostri occhi. Lo riconosciamo cioè come frammento di una sequenza dinamica ben precisa di cui immaginiamo il prima ed il dopo.
Intuiamo l’occhio divertito dell’autore e con il suo il nostro, di fronte all’immagine di una umanità quotidiana e vera che il racconto di quell’istante trasforma in grottesca caricatura.
Ma è un’ironia di grande “affettività”, pacata e sincera .di chi il mondo sa scrutarlo ma prima di tutto “parteciparlo” soprattutto con rispetto.
Inquadratura stretta, generosamente concentrata sul soggetto ma con il respiro del piano medio necessario a cogliere tutta la gestualità del corpo. Peccato per il taglio basso che sacrifica un pò la mano, ...ma anche lo stringere del fazzoletto tra le dita era parte di questo piccolo racconto ed il nostro Gino lo sa, tanto da non lasciarsi distrarre troppo dall’espressione del viso: sa mantenere sufficientemente ampio il campo d’immagine raccogliendo sulla diagonale del fotogramma gli elementi forti del ritratto a tutto vantaggio della resa in termini dinamici dell’espressività, ...di quel farsi “mentre” da parte dello scatto.
Bianco nero splendido. Notevole il controllo sulla gamma più bassa dell’intervallo: guardo allo spessore dei grigi più scuri capaci di disegnarsi comunque con chiarezza sullo sfondo ancora più scuro e giustamente sfuocato. Proprio questa generosa gamma di grigi scuri consente all’incarnato di staccare, insieme alla “criniera” dei capelli, focalizzando l’attenzione sull’espressione del viso.
Pochi, importantissimi bianchi, come quella striscia di tono chiaro della camicia che collega percettivamente il viso e la mano lungo la diagonale.
Ben trovato, Gino
Aerre  |
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| Lo starnuto di Gino Quattrocchi commento di Andrea Feliziani |
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..ma anche sbadiglio..
..paurosamente espressiva..
..sono i ritratti che più "amano" e "conversano" con la fotografia..
..equilibrio di gamma di grigi stupenda, ma su cui, se la devi stampare, considererei di alzare i bianchi un po'..
..foto d'Autore che si ricorda..io me la ricorderò..  |
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| Lo starnuto di Gino Quattrocchi commento di brunomar |
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E come si dice a Pisa Marianna cane ho dove l'hai pescata stà ui
Troppo forte
Però per te è facile scorgere certe situazioni hai quattrocchi e copri tutto il panorama visivo senza problemi
Un caro saluto sperando apprezi l'ironia del commento, la foto mi piace molto per la situazione e per la cattura che sei riuscito a fare a questa simpatica signora  |
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| Un omaggio a Elliott Erwitt di Gino Quattrocchi commento di Teo76 |
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Ti hanno già detto tutto Clara e Aerre.
Che bello vedere degli scatti così ben eseguiti, con una così significativa rottura di "regole consolidate" (bn con tanti grigi e sguardo verso il bordo).
Immagine da studiare attentamente se si vuole imparare qualcosa
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| Seduzione al muro di Gino Quattrocchi commento di attilio78k |
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Ottimo scatto molto bello anzi molto simpatico come scatto eheheheh mi ha colpito subito la fila di gambe accavallate all'inizio pensavo che era un fotomontaggio!  |
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