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Commenti
st
st di elis bolis commento di pamar

Bellissimo scorcio e buona realizzazione. un’immagine che ha un’indubbia dote: rende benissimo le sensazioni che si proverebbero in quel luogo e a quelle condizioni. La fotografia è una disciplina visiva. Un’indubbia dote degli scatti “riusciti” è quella di trasmettere sensazioni di altro genere piuttosto che solo legate alla vista. Per esempio una fotografia con un paesaggio invernale può trasmettere la sensazione di freddo; oppure un’immagine di un oggetto se con una texture evidente può trasmettere una sensazione tattile; o ancora uno scatto di food vuole comunicare voglia di assaggiare e fame. se uno scatto riesce a provocare sensazioni che sono altro rispetto alla vista allora significa che tale scatto è ottimale. Ben progettato dal lato della costruzione che dei colori/tinte, che della disposizione degli elementi sia dal lato piu’ propriamente concettuale.
io personalmente la renderei maggiormente incentrata sugli elementi che la "costruiscono", quindi eliminerei la parte sinistra e l'acqua nella parte bassa. In tal modo vorrei "concentrare" il tutto, lasciando via quanto non è essenziale.
Ti posto cosa intendo. Chiaramente lo scatto è tuo e forse ti infastidisce la mia rivisitazione. Nel caso dimmelo e la elimino.

Marco
Silenzio Nevoso
Silenzio Nevoso di Tia commento di pamar

Ci ho messo un poco per decidere se parlare di questo scatto. ero combattuto fra il volerlo esaltare per il suo essere sopra le righe e a suo modo provocatorio e il volerlo stroncare per il suo essere eccessivo nella sua costante non-interpretabilità. Dopo avere visto la sua versione con maggiore contrasto che ci mostra il vero soggetto, sono giunto ad una mia personale conclusione. La versione con piu' contrasto svela la fotografia e in tal modo toglie forse la magia dello scatto. Svela l'interrogativo che permea lo scatto. D'altronde la prima versione è a suo modo eccessivamente....misteriosa, nel senso che non mostra nulla, non vi è qualcosa di non interpretabile ma a tratti intuibile. A mio avviso una versione mostra troppo e l'altra niente o se vuoi troppo poco. Forse sarebbe stato meglio mostrare un pelino di piu', ma poco poco in modo tale da lasciare intuire degli sprazzi di risposta che pero' non sarebbero stati sufficienti per dare una risposta sicura. Non saprei se sono stato chiaro ma intendo dire che fra il nulla ed il troppo vi è la giusta via di mezzo capace di non svelare ma di far nascere ancora piu' interrogativi.

Marco
Bianco autunno
Bianco autunno di Anna Marogna commento di pamar

ciao,
uno scatto senza dubbio affascinante e non banale. un modo diverso e non comune di rappresentare un rametto in autunno; anzi, direi che in questo caso hai simboleggiato l’idea stessa di autunno tramite un oggetto che vuole richiamarlo. Pensando all’autunno infatti una delle cose in natura ad esso legate sono le foglie degli alberi ed il loro divenire prima rosse e gialle per poi tingersi di marrone. Così come un simbolo dell’inverno è la neve, dell’estate il mare e della primavera i prati fioriti, un emblema che richiama l’autunno sono le tinte delle foglie. Hai espresso l’idea stessa di una stagione tramite un singolo oggetto. Ma c’è altro: la resa di questo oggetto “simbolico” è stata resa con una caratteristica capace di illustrare il passare del tempo legato al divenire e modificarsi delle cose. mi riferisco all’avere reso il ramo con le foglie a tratti trasparente, indefinito, ovattato. questo dettaglio simboleggia l’idea stessa di un rametto autunnale e si traduce con ancora maggiore efficacia nel concetto stesso di autunno. non vediamo un rametto qualsiasi ma l’idea stessa di rametto autunnale e, di conseguenza, di stagione in divenire. Dal punto di vista puramente grafico e compositivo trovo che la scelta dello sfondo sia efficace grazie al suo assecondare il soggetto e di non interferire con esso. L’unica cosa che, secondo il mio parere, stona un poco è l’aver troncato la foglia sul lato sinistro. le strisce “disegnate” dalla fila di foglie infatti si unificano in una sola linea su quel lato e pare che seguano questa direzione. Forse sarebbe piu’ piacevole ed efficace la completezza dell’elemento di testa. Ma sono comunque inezie di uno scatto indubbiamente efficace.

Marco
7296
7296 di -Max- commento di pamar

Un bello scatto, indubbiamente. si basa sul procedimento sottrattivo, ossia scegliere un soggetto e togliere da esso quello che è di troppo e che inficia l'efficacia del risultato. cosa che è facile a dirsi ma meno a farsi. bisogna trovare il giusto bilanciamento fra quanto si lascia e quanto si togli. il rischio è lasciare dettagli inutili che "interferiscono" con la pulizia della fotografia oppure togliere troppo con il rischio di decontestualizzare il soggetto facendogli perdere i riferimenti necessari per avere uno scatto completo. Per esempio questo scatto trovo che sia impeccabile dal punto di vista di quanto è presente e quanto non c'è. La mia valutazione si basa prima di tutto nel valutare la tipologia del soggetto. Si tratta di rami spogli sui quali sono appollaiati degli uccelli. Sia i rami che i volatili hanno dei dettagli ben distinguibili, tuttavia, di base, essendo scuri, possono essere tradotti in forme ed è questo che li caratterizza. I loro contorni/profili sono il dettaglio che maggiormente è evidente e balza da subito all'occhio. Cosa ottimale è l'assenza di sovrapposizioni tra gli elementi presenti che renderebbe meno efficace la resa grafica. ogni singolo elemento e soggetto è ben distinguibile ed identificabile anche grazie alla sua forma e profilo. ed è qui che entra in gioco la scelta di uno sfondo "vuoto" senza elementi e senza nemmeno un orizzonte o delle nubi. Tali elementi si sarebbero sovrapposti alle linee dei soggetti inficiando la loro resa. Anche una semplice linea come quella dell'orizzonte avrebbe spezzato la pulizia e linearità dei profili degli elementi in primo piano....e forse sarebbe stato anche peggio con delle nubi. quindi direi ottimo così com'è.
Se proprio dovessi trovare un qualcosa che modificherei è, a livello compositivo, l'orientamento della foto. Io la vedrei megkio specchiata. Mi baso nel dirlo osservando l'uccello piu' in alto ed il suo sguardo rivolto verso sinistra. E' consuetudine di noi occidentali orientarci da sinistra e destra (non per niente scriviamo da sinistra a destra, mentre gli orientali fanno il contrario). avendo uno spazio vuoto ampio a sinistra e lo sguardo dell'uccello dominante in tale direzione forse sarebbe piu' naturale se il tutto fosse rivolto verso destra. ma sono dettagli. Gran bello ed efficace scatto.

Marco

PS quindi? Tutto bene?
Verso la vetta
Verso la vetta di damianop commento di pamar

Una bella fotografia, indubbiamente. Monocromatismo che rafforza l'ambientazione, la coltre nevosa e il cielo coperto e carico di nubi. Predomina il biancore dato da neve e nubi. Viene tracciato il percorso, il crinale della montagna, grazie alla sua "introduzione", a destra, data dall'ombra del crinale che lo sottolinea e traccia il la sua forma facendo poi percepire bene il percorso che risalta nonostante i toni omogenei dello scatto. Un mare di neve e di toni bianchi/grigi/chiari ma capaci di conservare forme e connotati. Ma vi è un elemento che rende la fotografia "completa" ed esalta la maestosità del luogo. Chiaramente mi riferisco all'uomo immortalato nella sua ascesa. Importante, anzi elemento fondamentale. Esso ricopre forse l1% della scena, ma svolge un ruolo basilare: esso fornisce un riferimento concreto e sicuro della maestosità e grandezza dell'ambiente. Non ci fosse intuiremmo le dimensioni del monte e crinale, ma non potremmo avere la certezza della sua estensione. Esso ci regala un confronto sicuro e senza dubbi. L'uomo poi spicca (nonostante le sue dimensioni minime) da subito; io l'ho notato subito, merito soprattutto della finezza della sua collocazione, lui tutto nero su una porzione completamente chiara. Apprezzo anche l'averlo collocato a destra, all'inizio dell'ascesa con lo sguardo del fruitore libero di esplorare tutta la salita, immedesimandosi con lui e con la fatica che lo aspetta. Ed emergono quindi sensazioni personali che vanno oltre la semplice analisi formale dello scatto, ma che grazie a questo sapiente insieme di dettagli grafici/compositivi hanno modo di emergere ed essere assecondati. Il voler trasmettere sensazioni con una fotografia ha bisogno di accortezze realizzative che sostengano tale volere. E in questo scatto direi che l'obiettivo è pienamente centrato.

Marco
Invocation obscure
Invocation obscure di Magh commento di pamar

Ciao Magh. Ho usato il termine post produzione, non ritocco intendendo quanto dici che hai fatto tipo bilanciamento dei toni oppure curve di contrasto. Questo basta a "spingere" una foto in una certa direzione grafica. Furbo poi non vue essere un termine negativo ma descrivere la piena consapevolezza di quanto si intende ottenere... M

arco
Invocation obscure
Invocation obscure di Magh commento di pamar

Se analizziamo l’immagine valutando solamente il “cosa”, ossia cosa è rappresentato, diremmo che è uno scorcio quasi banale (perdona il termine, ma lo uso per spiegare la mia idea). Se invece esaminiamo il “come”, ossia in che modalità la scena è rappresentata, allora tutto cambia e ne deriva un’immagine sopra le righe. Molti alberi ma uno e solo uno diventa oggetto e protagonista. Soggetto in modo inconfutabile. L’albero in evidenza non è solo ma circondato da altri vegetali uguali. Essi sono tuttavia come appena accennati, ne percepiamo la presenza ma essa non risalta concretamente. Quanto rende l’albero in primo piano indiscusso elemento presente e protagonista, è il suo essere pervaso da una luminosità unica e diversa. Nessun colore, nessuna forma preponderante che lo distingue….sarebbero state caratteristiche marginali per farlo risaltare, i colori delle piante sono simili ed anche le forme. Quindi luminosità (ottenuta anche con una furba e sapiente post produzione) . Il resto viene “ridotto” a puro sfondo scuro; ma uno sfondo non nero, in modo che sia intuibile l’ambientazione dello scatto. bella realizzazione.

Marco
7401
7401 di -Max- commento di pamar

Una fotografia....non riesco a trovare le parole giuste.
Ho aspettato nel commentarla, pur avendola vista da questa mattina. Vista diverse volte. Una descrizione formale....non direbbe molto. Semplice, forse questo è il termine che più si avvicina a definirla. Ma neppure semplice è il termine corretto. Forse scarna....parola che ha però un connotato negativo. "Pulita" forse? Io con pulita intendo uno scatto lineare, senza elementi superflui, con tutto quanto disposto al posto giusto. Qui c'è un unico elemento....cosa allora? La verità è che non riesco a capire quanto mi sento affine ad uno scatto come questo. sicuramente non è una fotografia fatta "a caso", ma è pensata. La sua essenza deriva allora dalla sua grafica ridotta ai minimi termini. Quanto vuole comunicare è uno stato d'animo ed esso deriva indissolubilmente dalla sua essenza. Essenza che scaturisce dal suo essere costruita (o de-costruita) per sottrazioni. Sottrazioni dei toni e degli elementi. Due colori e un elemento...si gli elementi sarebbero due: cielo e nuvola, ma il cielo non agisce forse come sfondo? Allora sono giunto ad una mia conclusione: piaccia o meno questo scatto ha in sé una indubbia dote: non passa inosservato e "costringe" a pensare e fare congetture (ho usato il termine costringe non a caso, perché questa foto semplicemente non "propone" ma "vuole" che ci si fermi un attimo) . Insomma non cade velocemente nel dimenticatoio. E' un esempio concreto di come le scelte grafiche, se coerenti, si traducano nelle sensazioni che vuole trasmettere e veicolare un'immagine fotografica. Non molte immagini hanno tale dote; questa indubbiamente si.

Marco
solitario....
solitario.... di 1962 commento di pamar

Che bella fotografia. a mio giudizio ha tutto. Colori, toni, composizione, pulizia e semplicità. Ispira alla visione calma e un momento magico fatto di meditazione e rilassatezza. Il mood che “esce” da tale scatto è una diretta conseguenza dei suoi connotati grafici e cromatici. Essi insieme contribuiscono a raggiungere il fine espressivo dell’immagine. Per esempio non solo i toni/colori ma anche e soprattutto la composizione. Composizione lineare, tranquilla e senza sovrapposizioni ed accavallamenti di troppi e superflui elementi.

Marco
This delicate place
This delicate place di Magh commento di pamar

Trovo che sia molto efficace. Vi sono dei connotati che costruiscono l’immagine in modo molto efficace. I colori non gridati creano un’atmosfera rilassata e piacevole. Tronchi, tronchi, foglie…ma vi è un elemento che con le sue caratteristiche e grazie alla sua posizione rende lo scatto efficace ed “apre” la scena allo sguardo del fruitore, rendendo la fotografia, pur nel suo essere composta da elementi statici, pervasa da un certo dinamismo e senza piattezza. Si tratta di un elemento non diverso dagli altri che compongono la scena. Ma è diverso per tono, posizione e presenza scenica. Mi riferisco al tronco dell’albero in primo piano e più scuro a sinistra. Esso apre lo sguardo verso tutto quanto vi è sulla destra e funge da “elemento guida”. uguale agli altri ma visivamente diverso. Più evidente ma non troppo, tale da essere un elemento dell’insieme ma con quel che basta per introdurre il resto della scena quasi come un apripista o un narratore.

Marco
7431
7431 di -Max- commento di pamar

Questa fotografia sovverte tutte le regole compositive comunemente richieste, soprattutto in fotografie di paesaggio. il soggetto non è centro focale dell’attenzione….soggetto poi? Quale sarebbe il “bello”, il fascino del soggetto? solitamente in uno scatto paesaggistico si immortalano scorci avvincenti e soggetti “sopra le righe”. E il cielo? Magari meno uniforme e piu’ vario sarebbe stato meglio. E poi la famosa e famigerata regola dei terzi….ma non è rispettata neanche lontanamente. Tirando le somme uno scatto da bocciare in pieno. Eppure, a mio avviso, è una fotografia sopra la media, ben al di sopra, e mi piace molto. Questo è un esempio lampante di come le regole ci sono e sono utili, ma non devono essere prese sempre e comunque come tavole della legge. A volte esse devono essere sgambettate per plasmare la scena al fine di ottenere un obbiettivo voluto. le regole vanno fatte proprie e solo dopo averle assimilate possono essere ignorate. Questo è un caso lampante. Uno scatto basato sulle forme; tutto è bidimensionale. I colori sono solo un paio e vi è un nero profondo. Il soggetto fisico è la parte in nero nella zona inferiore. Nero profondo e forme totalmente bidimensionali senza il minimo accenno alla profondità. Il tutto è reso come forme. Niente dettagli ma solo forme nere. Fatto ottimamente perché ogni elemento non si sovrappone ad altri con i neri che altrimenti si impasterebbero fondendosi l’uno l’altro. Questo permette di capire i soggetti e le parti pur percependone solo i contorni. e poi sopra tutto il cielo. Cielo che diventa soggetto e fulcro dell’immagine. Prima ho definito la struttura nera “soggetto fisico”. Il cielo è soggetto che “crea” il mood dell’immagine. Non elemento fisico ma artefice dell’atmosfera globale. Colori pastello che sanno sfumare dal blu’ all’ocra/giallo nella parte inferiore. Il bello di questo scatto è probabilmente la sua capacità di non vincolare l’osservatore ma di lasciarlo libero di fare innumerevoli congetture e lasciare libera la fantasia e il pensiero. Notevole.

Marco
s.t.
s.t. di Arpal commento di pamar

Scatto interessante. L’hai inserito nella categoria paesaggi (giustamente); ma il vero soggetto qui’ non è paesaggistico. Se ci fosse stata la categoria “elementi della natura” ci sarebbe stato bene. Dico questo perché, a mio avviso, il vero fulcro e protagonista di questa validissima fotografia risiede nel primo piano dove viene raffigurata l’acqua con i suoi movimenti, vortici e correnti. In questa zona risiede il quid della scena. Lo sfondo con la costa rocciosa e l’orizzonte ed il cielo? anche piacevole, ma io la vedo solo come una cornice; un supporto non essenziale; elementi utili solo per inquadrare e localizzare la scena. Se per assurdo provo ad eliminare da questo scatto il moto ondoso in primo piano, esso perde tutto. Il patos, le sensazioni e il coinvolgimento del fruitore. Se elimino la parte finale dello scatto perdo il contesto ma “rimane” tutto quanto è fondamentale. Tutta la parte che evoca sensazioni. Ottima prova.

Marco
St
St di littlefà commento di pamar

littlefà ha scritto:
Marco mi piace davvero tanto il tuo modo di commentare, articolato,chiaro, esaustivo,nel fare complimenti così come nell'esporre critiche e perplessità,grazie, è un piacere leggerti.
Nico,Gio grazie Smile !


Ciao,
grazie mille per le belle parole. Sono lusingato. Spesso (per me) è più facile “raccontare” le foto altrui che fare qualcosa di buono io stesso. Tra le altre cose mi sono reso conto che, se fatte con criterio, le analisi altrui su un proprio scatto evidenziano aspetti che l’autore stesso non vede o percepisce in modo diverso. Almeno, per me è cosi’….mi è capitato spesso di vedere sviscerato un aspetto (anche lampante col senno del poi) da altri che io come autore non “vedevo”, pur avendo fatto lo scatto ed averlo analizzato a lungo. Certo, a volte ci si imbatte in critiche che non stanno in piedi o che illustrano canoni volontariamente sgambettati per ottenere un dato risultato. Tuttavia sovente un giudizio esterno (altro rispetto al nostro io) è utile; basta saper dare il giusto peso alle cose. Sovente non si riesce poi ad esprimere coerentemente i propri giudizi, o capita di risultare crudi…a me, colpa del mio carattere spigoloso, capita spesso. Concludendo devo dirti che a me viene naturale questo tipo di analisi; di contro riesco ad intervenire poco perché ci vuole un certo tempo ed io tempo libero ne ho pochino (lavoro, due figlie piccole, impegni vari).
Grazie ancora.

Marco
"Forever Lost"
"Forever Lost" di stoppans commento di pamar

"To photograph reality is to photograph nothing.”. Questa frase del grandissimo fotografo Duane Michals, penso che possa essere associata a questo magnifico scatto. Michals non è un paesaggista, tuttavia il suo concetto cade a pennello. La realtà viene qui sgambettata e plasmata. Questa fotografia bypassa il reale e quanto viene accettato come tale; sembra esserci un elemento che è oltre quanto è immediatamente accettato come reale. forse la realtà delle cose emerge dopo un poco, dopo un primo momento di smarrimento e sorpresa. L'uso di un tempo lungo si traduce in un risultato diverso e nuovo rispetto ai soliti canoni che vogliono cieli con nubi trasformate in scie soffuse o bacini lacustri setosi. Qualcosa capace di sgambettare i comuni effetti visti ed abusati. Un effetto che conduce ad un risultato non solito e "diverso". A mio avviso questo porta ad un risultato estetico capace di fare nascere una nuova idea e nuova interpretazione del luogo.
Se per assurdo mettessimo fianco a fianco due scatti uguali di questo luogo, uno ottenuto con tempi di scatto rapidi e questo, essi non avrebbero assolutamente nulla in comune; richiamerebbero pensieri, sensazioni e congetture profondamente diversi ed opposti.....forse, pur nella loro uguaglianza di soggetto, verrebbero addirittura scambiati per rappresentare luoghi diversi. Questa fotografia è l'emblema di come l'uso di parametri differenti in fase di ripresa possa condurre a risultati antitetici anche riferiti allo stesso soggetto. Caspita, questo scatto per me è dirompente e non ho vergogna di dire "vorrei averlo fatto io". Per me è decisamente una fotografia ben al di sopra della media. Forse la composizione in alcuni dettagli poteva essere migliorata? Può darsi, ma chi se ne frega. Visto il risultato sono speculazioni di secondo piano.
Complimenti.

Marco
periferia
periferia di sanmoi commento di pamar

Impressione personale, ma non trovo malvagio questo scatto. Forse dal titolo "periferia" uno si aspetterebbe ben' altra inquadratura, maggiormente da vicino agli edifici tipici di una periferia. Ma tutto quel terreno in primo piano decontestualizza e rende ancora maggiormente anonime le abitazioni. Case di una qualsiasi periferia. Il concetto stesso di una generica periferia. E poi quel campo brullo e trasandato, terra di nessuno...non è forse un aspetto tipico di una periferia non curata e lasciata a sé stessa?

Marco
St
St di littlefà commento di pamar

Una fotografia che colpisce. A mio giudizio una fotografia come questa ha il grande merito di non passare inosservata. Perché? In fondo è un semplice paesaggio costiero, una spiaggia sabbiosa ed il mare. niente di nuovo allora? Forse, ma è uno scenario capace di evocare sensazioni e pensieri. La base è, a mio avviso, legata alla sua linearità e pulizia ed efficacia compositiva. Spesso io sono molto critico riguardo tali aspetti. In questo caso trovo che siano ben fatti....anzi ben "dosati". Spesso introdurre tutti gli aspetti essenziali non è sufficiente. Vanno amalgamati l'uno l'altro in modo coerente. Passami il paragone: è come una ricetta; servono gli ingredienti giusti ma vanno anche aggiunti nelle giuste proporzioni. In una minestra serve la verdura, la pasta ed il sale, il brodo; ma se ci metto troppo sale il sapore finale sarà pessimo. Qui invece ogni cosa è nelle giuste proporzioni. Una "ricetta" semplice ma efficace e ben bilanciata. Tre colori: l'azzurro del cielo, il sabbia della sabbia, il bianco delle nubi. Stop, solo tre. Nessun' altro, nulla di troppo ma nulla che manca. Guardando velocemente lo scatto chi direbbe subito che i colori sono solo tre? Sono solo tre ma sono quelli che servono. Non c'è bisogno d'altro. Non si avverte la mancanza di nulla. Stesso discorso vale per gli elementi. Sabbia, mare, cielo, nubi e pozze d'acqua. Non si avverte il bisogno d'altro. Non si ha la voglia di dire che manca qualcosa. Questo è dovuto soprattutto alla loro sapiente disposizione nell'inquadratura. strisce orizzontali di colori alternati che "costruiscono" la scena: una striscia di sabbia, poi acqua, poi ancora sabbia e poi acqua...ed infine il cielo con il suo azzurro pastello ma non uniforme e monotono ma reso "vario" dalla presenza di nubi delicate e a loro modo non troppo evidenti. insomma, potrei continuare ancora con mille altri dettagli ma il concetto è questo.

Marco
st
st di GiovanniQ commento di pamar

Una fotografia "diversa" rispetto a certi canoni di moda attualmente. Foto ultra nitide con colori spesso evidenti e saturazione imperante, dettagli ed elementi "taglienti" e massima incisione. Diversa ma avvincente e capace di evocare un mood molto accattivante e particolare. Una foto insomma capace di rimanere impressa e lontana da un certo effetto wow che risulta legato all'attimo della prima visione per poi essere dimenticato in fretta. Questo scatto possiede la forza di "persistere" ed è capace di persistere anche dopo una prima visione. Sarà forse il suo essere "diverso" dal consono. Sarà il suo essere capace di evocare sensazioni che emergono lentamente e permangono senza svanire. Sarà la sua capacità di essere visto e visto ancora facendo emergere pensieri e piccoli dettagli ogni volta nuovi. Sarà....molte cose non banali insieme.

Marco
Monotonie padane
Monotonie padane di jus commento di pamar

una dimostrazione efficacissima di come a volte serva un elemento anche non "affascinante" o esteticamente sopra la media per dare quel tocco fondamentale ad una fotografia. In questo caso è il solco nel terreno. Conferisce profondità, "riempie" il primo piano e il progredire dell'immagine verso lo sfondo. Guida lo sguardo e lo conduce lungo tutto il frame. Bella ed efficace.

Marco
Prima neve su Santa Agata.
Prima neve su Santa Agata. di Ivo commento di pamar

Una fotografia che giudico positivamente sia per la resa del B&N che per la composizione generale, sia per l’atmosfera creata che rispecchia pienamente ciò che è illustrato. Il B&N è un B&N classico (e questo è per me positivissimo). La tendenza odierna è quella di una resa molto contrastata del B&N, con una spiccata propensione a “spingersi” verso i due capi della scala tonale. Questo fornisce risultati d’impatto visivamente parlando, ma a discapito della resa di alcune zone che risultano sacrificate o addirittura non presenti. in questo scatto invece c’è una buona distribuzione tonale che rende ben leggibili sia i toni intermedi che gli scuri, con dei bianchi leggibili e non bruciati. Ne deriva, a mio avviso, una rappresentazione bilanciata e “naturale” della scena, che risulta equilibrata e consona. dal punto di vista della composizione salta subito all’occhio la centralità della chiesetta. In questo caso ci sta, dato il formato del fotogramma e pure la divisione del fotogramma in tre zone orizzontali distinte; due più vuote (cielo e primo piano innevato) ed una centrale ricca di elementi (chiesa ed alberi). Ne deriva che la posizione centrale della chiesa vada a “completare” efficacemente la sua presenza nella fascia centrale orizzontale. Tutto questo rende la chiesa il fulcro dell’immagine; fulcro che è tale per tipologia del soggetto e pure in base alla sua centralità nell’inquadratura.

Marco
St
St di littlefà commento di pamar

ciao,
un bel paesaggio direi. Ci sono due fattori in questo scatto che gli donano coerenza ed efficacia.. Il mosso controllato delle onde. Il primo piano perfettamente leggibile ed a fuoco. Le direttrici presenti che costruiscono la composizione della scena, ossia la costa rocciosa e l’orizzone “racchiudono” e delimitano un settore della scena che risulterebbe alquanto vuoto. Tu invece hai voluto inquadrare tutti i ciottoli in primissimo piano con il loro fondersi (andando in là) con l’acqua mossa e spumeggiante, ed ancora dopo ci sono le onde spumose che rompono la monotonia dell’acqua. Insomma, cosi’ non ci sono zone vuote o piatte. Complimenti per non essere caduta nella tentazione di allungare i tempi per avere il mare “setoso”; in tal caso avresti perso tutti gli elementi oggettivi che riempiono la scena. Adottando un tempo breve ma non troppo sei poi riuscita a rendere efficacemente l’idea di movimento dell’acqua. Se proprio devo trovare qualcosa di migliorabile direi di tagliare una fetta superiore di cielo. Esso risulta troppo vuoto, e secondo me, l’immagine ne guadagnerebbe.

Marco
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